Prendo spunto da questo video per scrivere una cosa di cui ho parlato millemila volte con amici musicisti e non, sul trattamento riservato alle band nei locali in cui si fa musica dal vivo, sui locali, sulla gestione ecc.
Caro gestore di locale con musica dal vivo, mi rivolgo a te che hai un piccolo locale non ancora affermato,
inizio col dirti grazie, perché la scelta di far suonare qualcuno nel tuo locale è una scelta coraggiosa, che ti fa onore. Aiuti la cultura italiana, dai la possibilità alle persone che vengono a bere qualcosa e a divertirsi di apprezzare il frutto della passione artistica di qualcuno, di arricchirsi con quello che il musicista ha da offrire, di venire a contatto con l’arte, dai la possibilità a ragazzi che hanno voglia di fare, di esprimersi davanti a un pubblico, di confrontarsi con le persone.
Però se già stai facendo una cosa, falla bene, se no è inutile e fai solo danni, e sono danni enormi che vanno al di là della tua immaginazione. Andiamo per punti.
Punto primo, il più importante: LA PROGRAMMAZIONE.
Fare musica dal vivo non significa far suonare gente a caso, l’amico, il parente, fare la settimana prima piano bar e la settimana dopo death metal, perché così ti fai solo del male e fai del male a chi viene a suonare e anche a chi viene a sentire.
La programmazione delle serate deve essere coerente, deve essere studiata, deve avere un senso, deve dare identità al tuo locale, deve dare QUALITA’.
Se uno si presenta una sera e c’è jazz, pensa “bello ‘sto posto dove fanno jazz ci devo tornare” e quando torna la seconda volta c’è musica elettronica, ti sei giocato un “avventore” e tutti i suoi amici che ascoltano jazz e tutti quelli con cui parlerà di jazz e di locali a cui dirà “Cavolo sono andato in quel locale una sera e c’era un bel gruppo jazz, poi sono tornato la settimana dopo e c’erano due imbecilli con le maschere che facevano solo rumore con due pianole, che schifo” e magari erano i Daft Punk.
Hai due possibilità: o fai una programmazione incentrata sull’altissima qualità, e allora puoi spaziare anche fra vari generi, perché la gente a cui piace la qualità della musica, solitamente piace anche variare genere. Oppure puoi incentrare la programmazione su un genere musicale e allora richiamerai gente a cui piace tantissimo quel determinato genere e chiude un occhio se il gruppo che ha visto una sera non è proprio eccelso.
Punto secondo. LA PROMOZIONE.
“Quanta gente portate?”. Questo è un classico esempio della promozione fatta dalla maggior parte dei locali.
Ti devi mettere in testa che i musicisti non sono PR. La promozione al tuo locale la devi fare tu. Devi capire che se anche un gruppo vi porta 100 persone ma oltre a quelle il locale è deserto quelle 100 persone che bene o male si conosceranno tutte, non torneranno MAI nel vostro locale deserto se non per sentire quel gruppo. E comunque la seconda volta nel giro di un mese che farai suonare lo stesso gruppo perché “cavolo han portato un sacco di gente”, ne porteranno la metà.
Perché se non ci sono altre persone nel locale che vedono per la prima volta quella band e ne rimangono positivamente impressionati e magari ne parlano agli amici che la volta successiva verranno a vederli e a loro volta ne parleranno con altri amici, il giro della band rimarrà sempre lo stesso che non va a vederli due volte nello stesso mese nello stesso locale deserto.
Lo stesso discorso vale se hai comunque gente che frequenta abitualmente il tuo locale.
Se tu fai suonare una band di cani impestati che però “cavolo portano 200 persone”, avrai sì il locale strapieno per quella sera, ma le persone che abitualmente vengono a bere qualcosa non saranno felici di farsi strapanare da una band tipo questa, e andranno in giro a dire che nel vostro locale ci suonano gruppi di merda e che non ci torneranno più. Né loro, nè i martiri che sono venuti a vedere la band, che verosimilmente saranno parenti e amici che fanno un grande favore al gruppo che magari suona per la prima volta… e speriamo mai più.
Certo i musicisti dovrebbero avere un proprio giro di persone che li seguono per poter suonare nei locali, devono comunque pubblicizzare il loro concerto, soprattutto se sono poco conosciuti, ma l’affluenza non deve dipendere solo da loro, altrimenti è inutile, non serve né alla band né al locale.
Per cui se non l’hai ancora capito fare una buona promozione conviene a tutti e crea un circolo virtuoso che alimenta contemporaneamente il tuo locale e le band di nuove persone.
Punto terzo: IL COMPENSO.
I musicisti devono mangiare, come tutti, devono pagare l’affitto, come tutti, hanno dei costi di produzione, come tutti, impiegano del tempo, come tutti. “Si ma tanto lo fanno per passione, è solo un hobby”, si ma questo non vuol dire che debbano essere sfruttati.
Ti spiego il procedimento che porta una band a suonare nei locali. Prima di tutto si deve comprare una strumentazione, teniamo conto di una strumentazione media, per una band classica di 4 elementi, né scarsa né professionale con un calcolo spannometrico:
Chitarra: 800€
Amplificatore: 1000€
Basso: 800€
Amplificatore: 1000€
Batteria completa: 1000€
microfono-impianto voce: 1200€
TOTALE 5800€
Senza contare che prima avranno sicuramente comprato una strumentazione scarsa, da principiante, per iniziare.
Poi deve imparare a suonare:
Per i corsi avanzati per imparare a suonare facciamo un 1200 euro circa a testa per lezioni private per un anno, una volta alla settimana.
Fanno 10.600€ di spese.
Non contiamo le continue piccole spese per i materiali, corde, plettri, bacchette, pelli della batteria, effetti, pedali, upgrade, corsi di perfezionamento, con i quali credo si arrivi a un minimo di 500€ a testa all’anno.
Per suonare in un locale un gruppo deve provare. Se sono fortunati hanno un box, una casetta in campagna, un capanno degli attrezzi dove suonare, altrimenti devono affittare una saletta e sono dai 50 ai 100 euro (minimo) al mese che se ne vanno a testa. O comunque dovranno spendere per isolare acusticamente il posto che hanno già.
“Sì, ma tanto che fatica fanno, si divertono”. Un gruppo per suonare una sera deve fare una serie di cose che non sempre sono ben chiare a chi non suona.
Bisogna provare, come ho detto prima, almeno due o quattro ore alla settimana, poi il giorno del concerto ci si deve trovare al pomeriggio a caricare l’attrezzatura. Attrezzatura che PESA, che si fa fatica a portare, invito tutti a sollevare un amplificatore serio per basso e a portarlo a mano per qualche metro e poi vediamo se i musicisti non fanno fatica…
Ci si trova alle 17.00 (ora più ora meno) per caricare gli strumenti, si parte, ci si reca sul luogo del concerto, quasi sempre all’ora di punta, quindi con un traffico allucinante, si arriva al locale, si scarica l’attrezzatura, la si porta sul palco, si monta. Almeno due ore vanno via se tutto fila liscio. Poi si fa il sound check, si sistemano le ultime cose, si mangia (forse), ci si prepara per il concerto. Si suona, una o due ore a seconda del tipo di serata, ma anche tre ore. Si finisce e si è veramente distrutti dopo aver suonato, è come fare una maratona. Ci si cambia, e si inizia a smontare, si ricarica l’attrezzatura e si riparte, si ritorna in saletta, si scaricano le cose e si va a casa. Oppure le si porta a casa direttamente se non si ha una saletta. Nella migliore delle ipotesi, si finisce per le 2 di notte.
Poi mettici le spese: la benzina, le corde nuove, le bacchette nuove, i plettri nuovi, i cavi nuovi che compri apposta per far sì che la serata vada per il verso giusto e senza intoppi.
Dalle 17.00 alle 2.00, fanno 9 ore di lavoro.
Con una paga oraria da raccolta di pomodori sarebbero 50 euro a testa. 200 euro per tutto il gruppo. Senza Spese. Senza contare le ore per le prove della serata. Senza contare che molto probabilmente per venire a suonare se è in settimana il gruppo avrà chiesto sicuramente dei permessi al lavoro. Sarebbe proprio il minimo sindacale per recuperare un minimo di costi e di sbattimento.
Per cui caro il mio gestore quando dici al gruppo che non gli puoi dare niente perché non hai fatto abbastanza incasso, perché il locale era vuoto, perché “dai per questa volta era una prova la prossima vi pago” e poi non ti fai più vivo, saresti da denunciare. Perché i fornitori, anche se non hai fatto l’incasso li devi pagare lo stesso e dovrebbe essere uguale per chi ti fornisce “l’animazione” della serata. Poi se il gruppo non ti ha “portato nessuno” sei liberissimo di non richiamarlo, ma la serata ormai l’ha fatta.
E poi quanto ti costa a te una birra? Quanto ti costa un panino? Di certo non vai in rovina se uno si prende una birra in più. Trattali bene ‘sti musicisti, lasciali liberi di prendere quante birre vogliono (con i dovuti limiti naturalmente) non si può stare in ballo otto, nove, dieci ore, avendo un solo free drink per tutta la serata o magari neanche quello. Falli sentire a casa, non trattarli come dei barboni, perché anche così si crea un circolo virtuoso, loro parleranno bene del locale, saranno più invogliati a farvi pubblicità, vi segnaleranno altre band valide che faranno conoscere il locale ad altra gente. Sarà la band, la volta che non ci sarà molta gente a dirti “va be dai per questa volta dacci un po’ meno”. Non mi dilungo su questo punto perché ci sarebbero esempi ignobili da portare, vissuti anche in prima persona, ma voglio essere propositivo e non polemico.
Micro-implicazioni.
Tutto questo implica che chi organizza le serate se ne intenda un po’ di musica, perché altrimenti non saprebbe valutare la bravura di una band, implica che sappia come si fanno certe cose, come si muove quel mondo, cosa serve per fare una buona serata, implica che il locale abbia un acustica decente, che si sappia fare un minimo di suoni. Implica di avere il locale adatto a fare un certo tipo di musica, perché se si ha un pub 2 metri per 3 non si possono fare concerti grindcore (a meno che non sei un po’ pazzo e vuoi creare un locale unico nel suo genere dal quale esci con il cervello che cola dalle orecchie), magari si limita la programmazione a concerti acustici, diversamente se hai un locale che è un hangar, non ha senso fare concerti intimi.
Macro-implicazioni.
Tu, gestore di locale, stai alla base di un sistema che inizia da te e finisce ai grandi eventi musicali, ai festival internazionali, ai riconoscimenti ufficiali, alle campagne elettorali, alle celebrazioni nazionali. Stai alla base di un sistema che è immensamente grande, non ti puoi neanche immaginare quanto.
Se tu imposti bene il tuo locale e le tue serate, dal tuo palco aiuterai a costruire la cultura musicale del tuo Paese, aiuterai a crescere gli artisti in gamba e farai cambiare mestiere a quelli incapaci, farai selezione, creerai qualità. Qualità che poi si riverserà piano piano su palchi più grandi, su eventi più grandi, qualità che poi verrà riconosciuta anche all’estero, che ci farà fare bella figura, che ci farà guadagnare in credibilità nel mondo. Sembra incredibile vero? Ma secondo te i Muse e i Coldplay da dove sono partiti?
E a proposito, la cultura musicale di un paese la si costruisce con creazioni originali, non con falsi d’autore. Se tu fai suonare solo cover e tribute band nel tuo locale, contribuirai ad uccidere la cultura musicale italiana e sarà anche un po’ colpa tua se all’estero siamo ancora quelli di “Volare”, del mandolino, della pizza e degli spaghetti. Perché non contribuirai a creare una nuova identità musicale che possa competere con quello che arriva dall’Inghilterra o dall’America. Non contribuirai ad educare le persone all’ascolto di musica nuova, alla scoperta di nuove voci e nuovi artisti, per i quali spendere soldi, tempo, comprare dischi, andare ai concerti. Se le persone non scoprono nuova musica dal basso e non aiutano i gruppi nuovi a crescere tutto il sistema crolla. So che sembra incredibile anche questo, ma è così, è una catena che parte dal basso, e il tuo locale è proprio l’inizio di questa catena. So che è facile fare soldi in fretta con le tribute band, ma alla lunga proporre cose nuove, con coscienza e facendo le cose per bene, porta più soldi e più longevità al tuo locale, i clienti ti saranno grati per quello che gli offri e farai del bene alla cultura del nostro Paese.
Oltre a questo aspetto super-macro ce n’è anche uno un po’ più piccolo. Se tu imposti male il tuo locale e sarai costretto a chiudere, creerai una brutta fama alla musica dal vivo, perché gli altri diranno che non porta soldi, che non fa guadagnare, che i locali con musica dal vivo chiudono tutti, che non si può investire nei concerti perché fanno solo perdere soldi, per cui oltre a te stesso, farai male anche a tutta l’industria dei concerti.
Come vedi, gli aspetti dietro a un concerto di 4 ragazzini sfigati sono moltissimi e vanno molto al di là del tuo localino e della tua seratina.
Per cui caro il mio gestore, se hai intenzione di fare musica dal vivo pensaci due volte, fallo bene, non tanto per trovare uno sbocco al tuo locale che sta andando male. Pensa a tutte queste cose, pensa a costruire una realtà che possa dare qualcosa di interessante alle persone.
Sarà difficile, ma se lavori bene darà grandi soddisfazioni e anche grandi introiti.
27 ottobre 2011 at 3:48 pm
Condivido più o meno tutto.
C’è tuttavia da aggiungere che spesso il gestore si trova anche costretto a venire a patti con realtà (orari e volumi su tutto) “imposte” dhe minano alla base la possibilità di far le cose per bene.
Questo non giustifica nulla, perchè come da te descritto le responsabilità son molteplici per il gestore, ma forse oggi anche a voler fare le cose per bene, seguendo tutte le tue indicazioni, ecco, non è detto ci si riesca.
2 novembre 2011 at 11:48 am
Queste cose fanno parte del rendersi conto di che tipo di musica vuoi e puoi fare nel tuo locale. Non conta solo se hai un locale di 3m per 2, ma anche se stai in un palazzo pieno di gente che vuole dormire in mezzo a un quartiere.Al netto di tutte le considerazioni di come è il tuo locale dentro e fuori, puoi fare le cose per bene eccome! Sennò ste cose diventano alibi.
27 ottobre 2011 at 3:53 pm
Hai ragionissima e si potrebbero fare almeno altri 10 post sull’argomento, analizzando tutti gli aspetti esterni che entrano in gioco, su cui il gestore ci può fare poco o niente…
27 ottobre 2011 at 4:36 pm
se il locale è fatto bene e impostato sulla musica dal vivo, anche la struttura dev’essere a modo. Al bloom, non mi pare che gli dicano di abbassare il volume, e vicino di case ce ne sono.
27 ottobre 2011 at 4:52 pm
Il bloom non è Milano.
A milano la questione esula apertamente dalla musica e dai volumi. E’ politica. Si colpisce qualunque cosa sia “contro-cultura” in relazione alla televisione.
Inverti geograficamente Bloom e Transilvania live (agli antipodi come gestione, imho) e vedi chi sarebbe aperto oggi.
Ripeto, spesso il gestore è colpevole, ma il contesto sicuramente non lo aiuta.
E, per inciso, nemmeno noi ggggiovani, che la musica dal vivo non la caghiamo quasi di striscio (se escludi i concerti di band già affermate, indipendenti e non).
27 ottobre 2011 at 5:01 pm
Per non parlare del fatto (e poi la smetto, giuro) che da noi non c’è nemmeno la volontà di dare spazio alle band emergenti locali di spalla ai concerti “fighi”. Il motivo è che meno gente suona, prima puoi finire e far serata “normale”. Se si desse più spazio alle band emergenti in contesti in cui non è la band e nemmeno il locale a tirar pubblico, le band valide aumenterebbero in visibilità e il locale potrebbe chiamare loro a suonare garantendosi una certa affluenza. Quante volte rivedresti volentieri il gruppo spalla di un concerto che ha suonato a malapena 5 pezzi, ma scopri che vengono da casa di cristo?
Qui in germania, cascasse il mondo, la band locale suona sempre. E a volte è pure meglio di quella che sta in tour con il gruppo grosso.
Son proprio modi diversi di vedere e vivere la cosa.
E ci sarebbero altri mille esempi da fare, ma davvero non voglio diventare noioso…
8 dicembre 2011 at 1:27 pm
questa non è male mi piace e condivido ….soprattutto sul la musica dal vivo nn è cagata manco di striscio ….
e soprattutto su madi diversi di vedere e vivere la cosa e qui chiudo xche hai detto todo ….ciao nn so chi sei ma fa lu stess
27 ottobre 2011 at 10:21 pm
Purtroppo il problema sono anche le band stesse: a molte non interessa l’essere pagati e di conseguenza suonano a concorsi e stupidate varie. Questo comporta una restrizione del mercato per quelli che suonano DAVVERO: il locale ti dice “Eh si, ma guarda io 250€ non te li posso dare, ci sono altri 3 gruppi che mi suonano gratis”.
Ecco la radice di tutti i mali, oserei dire “Il diabulus in musica”. E fanculo i tritoni
27 ottobre 2011 at 11:54 pm
ottimo articolo, approvo al 100% suono da 4 anni nei locali ed è sempre peggio…
28 ottobre 2011 at 6:51 am
Ma stiamo scherzando? Se i locali applicassero queste regole su tutte le sere per tutti i gruppi che suonano sarebbero in fallimento nel giro di una settimana. Il vero problema del mondo della musica sta in chi ne usufruisce sia dal vivo sia su supporto: se la gente fosse disposta a spendere 10 euro per andare in un locale e ascoltarsi una band o fosse disposta a spendere 12 euro per comprarsi un album allora si che i locali avrebbero più soldi da poter dare alle band e le band avrebbero più soldi per farsi promozione.
Ci sono dei gruppi che effettivamente portano si e no 50-60 persone in un locale e chiedono 1000/2000 euro a sera, fatevi un paio di conti…
3 novembre 2011 at 8:39 am
è verissimo.
e secondo me il problema è tutto lì: in italia, alla gente, della musica dal vivo frega sempre meno.. figuriamoci di quelle band che fanno musica propria. E i locali, la maggior parte, vogliono solo aumentare il profitto: se le stesse persone che porti tu, che chiedi 400 €, le porta una band che ne chiede anche solo 100 € il locale chiama gli altri. A prescindere dal genere o dalla bravura. Non c’è niente da fare..
Purtroppo bisogna trovare altri modi per far conoscere la propria musica: che ne dite di creare delle cooperative???
3 novembre 2011 at 10:32 am
cooperative??? ci sto!!!spiega meglio!
3 novembre 2011 at 10:48 am
be’, per esempio..
noi siamo emiliani e qui di band, anche che fanno pezzi propri, ce n’è davvero una marea.
Diciamo 8 band da 4 elementi in media fanno 32 persone minimo. Ogni due mesi una band suona in un locale e garantisce almeno una trentina di persone, più amici e parenti puo’ fare un buon pubblico (e quindi anche un introito sicuro per il locale). Ogni band promette che va a vedere ogni concerto tutte le settimane.. Magari se in comune si mette l’impianto, a turno una band puo’ fare da service (a me piace molto fare da service quando NON devo suonare io..e odio farlo quando devo suonare..). In questo modo ci si sostiene e si solidarizza.
E’ solo un’idea, eh? un pensiero che mi frulla.. potrebbe essere realizzabile?
3 novembre 2011 at 11:29 am
Potrebbe essere tranquillamente realizzabile, ma a qst punto ti pongo un quesito: in tutto questo, a tuo giudizio, chi è che ci guadagna veramente? la risposta è secca: solo il gestore.
Ti pongo 1 altra idea: lo stesso numero di band si organizzano per rilevare uno spazio, un locale, magari un deposito dismesso in cui creare un posto, un CLUB, in cui, a turno, poter suonare, tenendo l’impianto in comune ecc ecc ecc…In cui l’ingresso è libero o simbolico, e ciò che conta è solo vendere bibite, gadget e ascoltare musica; conoscersi, stare insieme, aiutarsi a vicenda nel provare a entrare in un giro; anzi, che dico, CREARLO il giro…i soldi ricavati vanno in parte alla band, in parte per la promozione della stessa. spazi larghi, magari un po’ piu fuori città in cui non rompi le palle a nessuno; in cui puoi suonare quello che vuoi, 1 volta a settimana creando l’EVENTO, ossia qlks che faccia tendenza, prendendo spunto da ciò che avevano di buono gli anni ’80. Per portare un po’ di figa – visto che sopra è stata lamentata l’assenza della stessa – si potrebbe agire offrendo magari una birra alla spina gratis a ogni donna che participa….e così via….
cio’ che intendo dire è che in italia è inutile sperare di ENTRARE nei giri, tanto sono tutti truccati e non hai speranza. CREARLO, il giro.
6 novembre 2011 at 10:02 am
caro..il musicista che hai scritto ste cose..devi forse sapere che dopo aver fatto tutto il possibile (dalla programmazione ad oc, all’impianto ottimo,alla pubblicita’ attiva,al passaparola e poi tanto e tanto altro..che forse neanche immagini..tu canti o suoni..che ti frega..) noi ci ritroviamo a chiedere di far spendere € 10/15 (tessera e drink..e poi mi parli di quanto costa a me una birra..)per ascoltare un concerto degno del nome della band..andiamo sotto perche’ la gente ti critica..è troppo. forse dovreste fare voi musicisti inversione di tendenza:cioè divulgare in giro che voi non valete solo il costo del biglietto ma molto di piu’ e vedrete che i gestori a fine serata non avranno problemi nel pagare bene..perche’ il pubblico ce ne sara’ sempre di piu’…ma voi pensate che a noi propietari e/o gestori piaccia davvero o ci divertiamo a fine serata a non dare soldi al musicista (professionista o meno) che ha lavorato ?? penso proprio di no…forse se provaste a mettervi nei nostri panni..vi garantisco che la visuale delle cose è completamente diversa.
solo un appunto e concludo:
ma tu caro il mio musicista, lo sai che la maggior parte dei tuoi colleghi non vuole fare il borderau perche’ non vuole pagare la SIAE?? TI SEMBRA GIUSTO?? (NON PARLARE DI CORRETTEZZA..TI PREGO)quando andiamo dagli illustrissimi SIAE noi cacciamo soldi…e a fine serata che non incassiamo..ci possono girare le palle,se mi consenti ??ti do un consiglio..caro il mio musicista…CAMBIATI il mondo intorno a te
6 novembre 2011 at 2:44 pm
…e allora facciamo cosi, caro localaro Enrico: noi paghiamo la siae, l’enpals e tutto quello che c’è da pagare; ci portiamo tutti i nostri bravi strumenti SERI, e magari ci mettiamo anche a stampare locandine che distribuiremo noi stessi in giro per ogni serata che facciamo; anzi, giacchè ci troviamo, telefoniamo a tutti gli amici che abbiamo, e tu ci paghi sempre 50€ a serata, quando riempiamo il locale. va bene cosi o preferite che quando finiamo di caricare e scaricare tutto diamo na mano a pulire i cessi del VOSTRO locale???? ma noi lo facciamo volentieri!!! almeno così voi avrete modo di inventarvi qlk altra cosa su cui potervi lamentare, e noi facciamo beneficenza peggio di quanto già non facciamo, non ti pare equo??
Questo è lo specchio della vera Italia!!! dove gente laureata deve andare a svendersi e a elemosinare un posto in società da chi è più coglione di lui, che si trova in alto per disonestà più che per reali capacità (e la nostra situazione politica lo dimostra a chiare lettere!!!) o perchè tale posizione l’ha ereditata da papino; allo stesso modo gente che ha studiato musica per 15 anni, con diploma in conservatorio e laurea in jazz, deve sentirsi dire di dover riempire il locale per poter suonare….siamo alla frutta, siamo alle solite….
Ma ammettetelo per una volta: la verità è che il 90% di voi non è in grado di apprezzare le differenza tra una pedaliera digitale buttata in un impianto d 150€ e un amplificatore valvolare, e i vostri locali sono sempre lo specchio del modo di gestire le situazioni e la vostra competenza in materia, tanto è vero che chiamate i karaoke e i dj. La motivazione? vi costa meno!! PERCHè SU UNA COSA AVEVA RAGIOEN MUSSOLINI: COME TRATTI IL POPOLO COSI TE LO RITROVI! CIO’ CHE DAI LORO DA MANGIARE, QUELLO DIVENTANO!!!! e zio silvio, questo l’ha capito da almeno 20 anni, e voi state attuando la stessa filosofia.
IL DECADIMENTO E’ TOTALE, ED E’ ANCHE COLPA VOSTRA!!!!
perchè qui non si tratta solo di gente che vi chiede 1000€ di cachet per suonare ciò che vogliono (su quello, beh, avreste pienamente ragione voi a pretendere quantomeno un riscontro!); qui parliamo sempre e ancora di minimi sindacali, su cui ancora fate storie!!!! MA PIANTATELA!!!
1 gennaio 2012 at 11:32 pm
Continua a vendere birra che è meglio,dammi retta!
1 gennaio 2012 at 11:37 pm
Continua a vendere birra che è meglio. La musica non ha bisogno di gente come te. E la siae la dovete pagare voi,non è compito nostro. Chi non compila il programma siae,non lo devi far suonare pena multa per te e per il musicista!!
20 novembre 2011 at 1:39 pm
Caro Flavio ci sono anche molti gestori che non vogliono la fattura però ti danno il borderò da compilare!
20 novembre 2011 at 2:06 pm
@ max ..mi possono dare quello che vogliono…per me non è un problema.
28 ottobre 2011 at 9:39 am
@ Tommie: Non è obbligatorio far suonare tutte le sere, piuttosto che fare 5 sere a cazzo basta farne due fatte bene e far suonare chi è veramente capace…
Ma se fai venire a suonare nel tuo locale Fabrizio Bosso che ti chiede un pacco di soldi perché è il trombettista jazz più figo del mondo e ci sono due persone a vederlo è colpa di Bosso o è colpa del gestore che non ha fatto pubblicità e che ha organizzato a caso la serata?
La gente non è disposta a pagare per la musica? Però se paga una birra 5 euro in un locale dove c’è buona musica dal vivo e 5 in uno dove suonano band di merda, dove va?
@ cippalippa: il problema sono anche le band, è vero, ma anche perché i locali si accontentano di band mediocri, se vuoi fare una programmazione di qualità devi pagare, non si scappa, perché anche se sono disposto a non farmi pagare la prima volta la seconda lo pretendo se no non suono e dopo un po’ il tuo giro finisce perché io dico a tutti che sei uno stronzo, e sei costretto a far suonare band di merda e il tuo locale diventerà una merda.
2 novembre 2011 at 1:22 pm
Mah, con Bosso il locale vuoto non ci credo, hai fatto l’esempio sbagliato. Il problema è che senza una vera promozione o vai con un nome, o altrimenti, pur essendo bravo rischi di avere il locale o il festival vuoto
2 novembre 2011 at 2:19 pm
Ho visto “bucare” nomi altrettanto grossi per promozione non adeguata o cattiva impostazione della serata…
28 ottobre 2011 at 10:30 am
Come diceva Diderot “Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene.”
Tipici disastri musicali:
- Locale modello “Arancia meccanica” con impianto sonoro di pessima qualità che infligge il suono nella forma di marmellata di decibel.
- Locale modello “festa in famiglia” con claque di fan (parenti e amici generalmente) che applaude a metro.
- Locale tipo “Bar Sport” dotato di muro di avventori indifferenti e impegnatissimi in una accesissima discussione sportiva (beh, per modo diire sportiva…)
- Locale modello “catacomba” dove si presume che in fondo al tunnel qualcuno stia suonando (ma forse è solamente una leggenda metropolitana)
- Locale modello “Berlino 1960″ dove in una zona si sente la musica dal vivo e in un’altra zona la musica di sottofondo standard (di genere rigorosamente diverso da quella “live”). La zona di confine è mortale.
- Locale modello “monastero tibetano”. Guai a deglutire rumorosamente, e men che mai far tintinnare i bicchieri per un improvvido brindisi. Si va lì solamente per la musica (intimistica e tormentata).
- Locale modello “stazione ferroviaria” dove il treno della musica parte in cronico ritardo, quando ormai sono tutti ciucchi.
- Locale modello “carboneria”, noto solamente agli affiliati, decisi a tutto, anche a guardare storto l’avventore occasionale che incautamante mette il naso dentro attirato dall’odore di musica dal vivo.
- Locale modello “marinaio”, che promette una vivace serata musicale e poi lo trovi chiuso per turno.
- Locale modello “La Corrida” dove tutti, ma proprio tutti, si sentono in diritto di affliggere gli avventori con il loro supponente sadismo.
- Locale modello “Ford” nel quale il gestore ti guarda storto se non consumi almeno 20 birre per turno di ascolto. Fortemente sconsigliato ai deboli di vescica in quanto la toilette è fuori servizio.
Può bastare?
Non si pretende il Ronnie Scott’s, si vorrebbe unicamente passare qualche momento entusiasmante o rilassante, comunque memorabile, in compagnia di chi ci va, di un drink corroborante, e degli artisti di buona volontà.
Un paio di paroline però le vorrei rivolgere anche ai consumatori-avventori-spettatori.
Un pò di rispetto e di comprensione per gli artisti non stona, anche se a questi qualche volta incappano in una stecca. Andate voi sul palco e provateci, vediamo cosa ne esce.
E concedete un pò di sostegno (morale e fattuale) anche per chi mette a disposizione il suo locale, agli artisti per esibirsi, e a noi per ascoltarli. Non fate i tirchi se dovete sborsare qualche centesimo in più per le vettovaglie. Quando sarete lì, ricordatevi che ciò che ascoltate è frutto di lavoro e impegno, quest’ultimo anche economico, sia da parte dei musicisti che del gestore. Arte e lavoro onesto andrebbero sempre sostenuti, e non solamente colle belle parole, ma anche con la solidarietà che si traduce in contributo solido. Altrimenti compratevi una birra in lattina a supermercato, e andatevela a bere su divano di casa vostra ascoltando la musica dal vostro lettore Mp3 (ma non sperate di divertirvi).
Bye
28 ottobre 2011 at 10:35 am
[...] Caro gestore di locale con musica dal vivo… Condividi:TwitterFacebookEmailDiggRedditStumbleUponStampaLike this:LikeBe the first to like this post. [...]
28 ottobre 2011 at 5:40 pm
Sono un ex Gestore che ha cercato di avere un locale su impronta (quella metal) facendosi più nemici che amici e ritrovandosi chiudere per esose spese legagli, contro clullnniose multe e costrizioni imposte dai soliti Politici bigotti. Purtroppo in italia fra Tasse (il 60% dei guadagni va via in tasse, poi il 40% tra spese di gestione come la luce ,personale etc), SIAE, impostazioni amminitsrative comunali e nazionali, un Gestore di un locale è costretto a scendere a patti o a vendersi., In Italia è così e se tenti di differenziarti sei tagliato fuori e affondato,come me o altri. Oggi in italia grazie ad una legge del 2008 ogni locale che propone Musica dal Vivo è considerato un potenziale rischio per la sicurezza e l’ordine pubblico, ovvero è messo alla pari di un terrorista,.Grazie a questa legge oggi molti lcoali chiudono o sono costretti a chiudere anche in abse a voci e su “un sentito dire”, Si salvano chi si trova in una situazione più aperta oppure sanno ( e hanno i soldi) chi pagare le tangenti. Questo è il problama. Ci sono i Gestori ipocriti e fals verissimo,i ma guarda caso sono quelli a cui le cose funzionano perchè entrano nel gioco.. Sapete che i locali gossi a Milano quelli che ospitano grandi tour, si fanno pagare un 1/4 degli incassi di merchandise dalle band? Ebbene si ecco perchè su un sito trovi la t-shirt a 15 euro e ad un concerto a 25. Prendono i soldi anche dai bagarini e da quelli che vendono le magliette false che non potrebbero. Questa l’Italia o rubi e fai il furbo o sei…fottuto
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1 novembre 2011 at 4:48 pm
..e voi gestori che avete chiuso….che cazzo avete fatto per evitare tutto ciò??? NIENTE???? EHHHHHHHHHHHHHHH..
SI MA ALLORA PERCHE CI DEVO RIMETTERE SEMPRE IO CHE, OTLRE A TUTTO CIO’ CHE E’ SOPRA SCRITTO, CI RIMETTO ANCHE ORE E ORE AL GIORNO CON LA CHITARRA IN MANO???????????????????????????? O CREDETE CHE SIAMO NATI TUTTI CON LE MANI BRYAN MAY?????
30 ottobre 2011 at 5:51 pm
Qualche. Volta penso che per poter valutare una situazione bisogna viverla e tu a mio giudizio difendi solo la posizione dei musicisti, forse perché lo sei..prova a diventare anche gestore ora nel 2011 e se non chiuderai prima per fallimento, ti aspetto per l’ articolo dalla parte dei gestori..che per riuscire a pagare bollette e altro le stanno provando tutte e purtroppo non tutti sono dei geni..buonafortuna ..con i tuoi pistolotto di saggezza
2 novembre 2011 at 12:23 pm
Come i musicisti incapaci dovrebbero essere costretti a migliorarsi o cambiare mestiere, in presenza di una SELEZIONE da parte vostra, cari localari, anche i localari incapaci, che non sanno fare pubblicità alle serate, che non fanno direzione artistica, che fanno sonà l’amico, il cugino tanto bravo, l’ennesima cover band dei metallica, dovrebbero CHIUDERE e cambiare mestiere, perchè non sanno fare quel lavoro. Oppure potrebbero limitarsi a un dj set e lasciar perdere la musica dal vivo. La musica dal vivo bisogna essere capaci non solo di farla,ma anche di farla suonare.
2 novembre 2011 at 1:25 pm
Perfettamente d’accordo con Federico.
Basta con questa storia che tutti (giustamente) devono mostrare le loro qualità, tranne gestori, imprenditori in genere e liberi professionisti, che si sentono in diritto di fare i furbi come più gli aggrada anziché mettersi di fronte al fatto di essere degli INCAPACI. E cambiare mestiere.
31 ottobre 2011 at 10:07 am
Tutto vero ma anche vero che non tutti i gruppi si comportano professionalmente. Allora si potrebbe anche scrivere :
Caro gruppo quando vai a suonare da qualche parte:
1-Arriva in orario chi sta li ad aspettarti magari aveva anche altro da fare
2-Se il locale ti offre cena, non portare fidanzate, amici e conoscenti vari
3-Se ti si chiede di cominciare alle 23:00, non cominciare alle 24:00 perché probabilmente quell’orario era frutto di una qualche motivazione
4-Non tutti i locali fanno incassi miliardari, durante la serata evita di prendere 45 bevute per tutti quelli che passano a salutarti.
5-Anche se c’è poco pubblico inventati un modo per fare per intero la serata …non levarti di tra le palle dopo 30 minuti svogliati di musica .
6-Se il gestore ti chiede una ricevuta, falla anche se siamo in Italia.
7- E per finire, ma è più un suggerimento, fissa prima di prendere l’impegno i compensi con il gestore e non andare per passa voce.
2 novembre 2011 at 10:18 am
…mai sentito nient del genere, in tutta franchezza.
2 novembre 2011 at 12:18 pm
Se non lo fanno o il gruppo ha una reputazione cattiva in questo senso, sei libero di non farli suonare.Rientra tutto nel primo punto sulla programmazione, a mio avviso.
2 novembre 2011 at 8:52 pm
Condivido al 100% quanto scritto da Plutonio!! Più volte ho dovuto far parole con i musicisti quando a fine serata facevo semplicemente notare che avevano consumato alcolici per 500€ e il loro compenso era di 400€ (specifico che erano band di 4 elementi e i 500€ non si riferiscono alla cena o alle consumazioni durante il concerto ma esclusivamente al dopocena!!). Sono musicista anch’io e faccio parte di una band di 12 elementi. Quando si va a suonare e si chiede un compenso per la prestazione musicale bisogna rendersi conto che è tanto quanto accettare un lavoro. La cena e le bevute non sono obbligatorie, pertanto quando vengono offerte non trovo corretto approfittarsene!
31 ottobre 2011 at 12:07 pm
Parole sante!
31 ottobre 2011 at 12:43 pm
Perfetto, hai dimenticato solo le mafie delle Agenzie di Booking!!
31 ottobre 2011 at 1:02 pm
sono d’accordissimo sull’articolo, ma quello che te intendi almeno un paio di volte è un circolo VIRTUOSO, se genera vantaggi o cose positive, e non vizioso dove appunto gli svantaggi si sommano.
per il resto davvero gran bell’articolo. speriamo lo legga anche qualche gestore di locale.
2 novembre 2011 at 4:22 pm
Mi hai tolto le parole di bocca!
2 novembre 2011 at 4:27 pm
Avete ragione, anche se per molti sarebbe vizioso…
31 ottobre 2011 at 11:17 pm
non mi è chiaro il punto focale della discussione: si sta parlando di arte o business? Nella prima ipotesi il “Caro gestore di locale con musica dal vivo…” è fuori causa. Nel secondo caso, tu musicista (o presunto tale) che hai difficoltà ad avere un tuo seguito, dovresti riflettere sui presupposti che ti fanno scrivere quanto leggo. Anche tu cerchi soldi, eppure li pretendi dal gestore del locale senza dare alcuna garanzia sul tuo valore artistico. Sei Bravo? Allora perchè nessuno ti viene a sentire? Mi sembra strano che un locale ti abbia chiamato a suonare e poi pretenda da te un pubblico per “fare la serata”. Ma forse sei stato tu a rivolgerti al locale per suonare, portando una DEMO. Insomma dovresti quasi ringraziarlo per averti fatto suonare. Ma ovviamente non sto tenendo conto della concorrenza dei gruppetti che fanno i concorsi e rassegne, quelli si che sono tremendi, non solo sono scarsi ma lo fanno anche gratis! Probabilmente non hanno un main stage di 5000 e rotti euro al seguito. In definitiva è mio parere personale che chi vale, chi ha davvero uno spettacolo bello da far vedere, che siano inediti o rivisitazioni di altri generi-artisti-ecc., riesca a riempire i locali anche in capo al mondo con un semplice invito su fb. Quindi suonate,gratis o per pochi soldi,sarà il pubblico a decretare la vostra paga. In bocca al lupo!
2 novembre 2011 at 10:20 am
io musicista (o musicante che suona dcentemente) in un locale mi presento per LAVORARE, non si se è chiaro; se volevo andare a perdere un po’ di tempo andavo al bar a prendere una birra con amici, non mi incasinavo le giornate! il tuo discorso va bene fino a che hai pezzi tuoi che vuoi promuovere, ma quano vengo a sunare cover, e magari conosciute, e tu mi accetti, beh….tu gestore da me che altro vuoi????
2 novembre 2011 at 12:15 pm
Certo…infatti è molto molto facile farsi un seguito (un seguito vero, non i soliti amici e parenti) se non suoni mai dal vivo. E se tutti la pensano come te, caro pasquale, dal vivo non ci suoni mai, o solo ogni morte di papa. La DEMO, da quello che dici, la usi al massimo come sottobicchiere, il myspace immagino nemmeno a pagarti ci vai per vedere che band è, cosa suona…figuriamoci poi schiodarsi dalla sedia per andare a vedersi le band dal vivo anche in altri locali (dove c’è un gestore meglio di te, magari), per vederne le potenzialità.Assolutamente assurdo magari ingaggiare un direttore artistico che faccia da talent scout, no?
2 novembre 2011 at 8:52 pm
E no! mio caro federico b, pasquale valle ha prorprio ragione!
Ed e per questo che hai replicato dicendo delle assurdita’!
Alla fine credo che il tuo articolo sia scritto abbastanza bene e che fa riflettere su una realta musico/artistica italiana , in piena crisi.
Spero che esista ancora da qualche parte nel mondo, Quel musicista che suona ovunque, inebriato dal magico suono delle note, e che non pensa sempre ai soldi , ma solamente a fare musica.
3 novembre 2011 at 12:35 am
come musicista posso pure suonare GRATIS per una serata di beneficenza, per raccolta fondi, per un amico che apre un locale.. la situazione me la scelgo io e non me la propone un gestore di un locale che sta lì a vendere birre…
Una volta che il gestore ha ascoltato la demo e ti ha ingaggiato non è giusto stare a ridiscutere il compenso se c’è poca gente.
Poi è ASSURDO che il gestore ti chieda di suonare gratis.. e che cavolo manco 20 euro per lo scomodo di essere venuto mi vuoi dare?
3 novembre 2011 at 11:57 pm
Applauso per Federico B, tutti ottimi discorsi. Mario Merola e Pasquale Valle: dei soldi non fregherebbe un cazzo a nessuno, se quel nessuno avesse i mezzi per fare l’arte come la vuole. Si da il caso però che un amplificatore da 15 watt da 100 euro non funziona per fare l’arte come si vuole, una batteria senza un doppio pedale non serve a un gruppo tribute dei Lamb Of God, sgobbare come dei muli per 5 ore e suonare per altre 3 nella stessa serata sapendo che la gente non verrà perché il gestore è uno dei succitati e non sa far funzionare il suo locale, succhia via tutta la voglia di fare arte. Perché senti che non gliene frega un cazzo a nessuno di te. Poi arrivi dal gestore, a fine serata, il quale ti dice “vabé ragazzi, vi offriamo la cena per stasera, d’accordo?” e tu oltre ad aver lavorato gratis ti spendi i rimanenti 15 euro di benzina e autostrada per tornare a casa. Vi assicuro che avrei potuto scrivere pagine su altre mille cose che capitano a dei poveri musicisti sfruttati, ma non c’è spazio e non voglio prendermene troppo. Detto questo ditemi che il musicista è causa del suo male perché non si impegna abbastanza.
All’autore dell’articolo: potrei stampare delle copie di questo articolo e attaccarle all’esterno dei locali che conosco dalle mie parti che hanno gestori simili?
(Magnifico pezzo)
4 novembre 2011 at 1:03 am
diciamo che la parte di colpa ce l’hanno i musicisti quanto i gestori, e in entrambi i casi il problema è spesso dovuto alla mancanza di professionalità, del gestore che, ad esempio, non sa fare una programmazione come si deve per crearsi un giro di clientela, o non attrezza adeguatamente il locale a livello d’impianto per il genere che intende far suonare (ammesso che abbia uno straccio di programmazione suddivisa per genere…) quanto del musicista che tante volte per esempio non si rende conto della qualità effettiva dello spettacolo che offre (gente che fa pezzi propri di una bruttezza disarmante sostenendo che “spaccano”, band a due chitarre che si pestano i piedi tra loro perchè le parti sono fuori sincrono, e si potrebbe andare avanti all’infinito a elencare i difetti che purtroppo hanno tanti gruppi che si vedono suonare in giro…)…si potrebbero fare tanti esempi, ma sicuramente la colpa del fatto che le cose potrebbero andar meglio, generalmente, ce l’hanno entrambe le parti…
4 novembre 2011 at 2:18 pm
Caro Mario Merola, per fare un discorso sensato, generalmente, si dovrebbe rispondere NEL MERITO delle questioni, non accusare altri che esprimono opinioni (tra l’altro circostanziate), di dire “assurdità” in modo generico. Se non ti è di troppo disturbo, carissimo Mario Merola, mi spiegheresti esattamente che assurdità fuori dal mondo avrei detto?
28 novembre 2011 at 1:43 am
Federico b ma per vedere o sentire che fai? Perche non ci mostri cosa sai fare….cosi capiamo meglio il senso delle tue parole.
4 novembre 2011 at 2:31 pm
Matteo tu hai ragione sui gruppi. Ma, ripeto, se il discorso fosse meritocratico (a giudizio dei localari, chiaramente), tu i gruppi scandalosi non li vedresti, perchè il localaro intenditore farebbe della qualità della musica proposta nel suo locale un punto a favore PER SE’. Invece qui siamo in presenza di gente improvvisata, che non sa nulla di musica, che non sa di cosa hanno bisogno i musicisti, delle differenti esigenze di generi differenti, e non ha nemmeno idea di come debba funzionara un locale di musica live! L’unica esigenza è sbarcare il lunario e qualsiasi cosa che gli permetta di farlo è ben accetta, soprattutto se ti permette di riempire il locale altrimenti vuoto in un giorno qualsiasi. E questo qualsiasi cosa in genere sono i gruppi.Se sono pippe o no non ha alcuna importanza, basta che “abbiano seguito”.E poi si ripropongono tutti i problemi visti già nell’articolo e nei post fin qui pervenuti. In breve, per l’ennesima volta:Cosa vi aspettate, che siano i gruppi che si rendono conto di essere pippe e con grande umiltà si impiccano al primo albero? Oppure è più normale che siano proprio i locali a fare la selezione sui gruppi? Ragazzi non è difficile da capire eh…
4 novembre 2011 at 4:04 pm
perfettamente d’accordo, infatti tutto questo a mio avviso rientra nella scarsa professionalità da parte di chi gestisce tanti locali…diciamo poi che un gruppo non nasce imparato e nemmeno un gestore, quindi bisogna avere modo di farsi le ossa e la gavetta da entrambe le parti, però il problema è che la media del livello da entrambe le parti è scandalosamente bassa…
2 novembre 2011 at 1:28 pm
Il punto è che in Italia locali e festival fanno i furbi utilizzando concorsi per non pagare i musicisti. Al maggior festival di Roma si sono inventati pure di far suonare gli allievi dei conservatori di tutta Italia.
Ben vengano i concorsi, ma concorsi veri, organizzati a posta e con premi come concerti in festival o produzioni o soldi.
P.S. quando ero giovane ne ho vinto diversi
1 novembre 2011 at 9:21 am
concordo con Simone, che ha portato un chiaro esempio di come funziona un locale medio-grande. Io ho suonato per una decina di anni e tutt’ora lavoro a gestire locali.
a parte gli scherzi col passare degli anni è sempre più dura per tutti e ai sacrifici ci si deve abituare, se un gestore non paga i 200 euro in alcuni casi ne ha persi molti di più, quindi cerchiamo entrambi di capire quando parliamo di appalto e quando di collaborazione
In quest’articolo lucadoldi fornisce il punto di vista univoco del musicista e della sua “impresa” con connessi costi e difficoltà. Ma come ogni impresa deve vendere il suo prodotto/servizio. Suonare costa?
Beh, vogliamo parlare che un locale costa di attrezzature dai 100.000 euro in su, e che gli affitti partono da 2/3.000 euro al mese?
Licenze? Autorizzazioni? Un dipendente che guadagna 800 euro netti al mese influisce per 1.600 euro sulla gestione.
Birra no limits? Bravo bell’idea, e poi ti trovi quattro ragazzi ubriachi che continuano a chiederti birre e le portano agli amici. (è successo…)
Tutti hanno i loro problemi quindi rispondetemi, ma se io una sera incasso 500 euro (al netto di materie prime, dipendenti, affitto, mutuo, siae e bollette) e ne dò 200 ai ragazzi che hanno suonato, quando ne perdo 1000 fanno colletta per dare qualcosa a me?
Ognuno è libero di gestire la sua impresa come crede ma non ditemi cosa fare a casa mia!
2 novembre 2011 at 10:22 am
è successo?? ma davvero??? bene,non chiamarli piu! l’articolo diceuna cosache voi avete deliberatamente evitato di leggere: parla di SCEGLIER EPERSONE SERIE tra i musicisti. è questo il primo puntoimportante!
2 novembre 2011 at 12:43 pm
La chiave è fare DIREZIONE ARTISTICA, per bene, scegliendo i gruppi, informandosi, parlando con le persone, soprattutto ASCOLTANDO! Se non siete capaci di fare questo o non vi va’, mettete un disco nel vostro locale e andrà benissimo.Il disco non ti chiede 200 euro. Che poi quello che fa incazzare non è “Non mi dai 200 euro”, è il “Mi dovresti ringraziare che ti faccio suonare, vuoi pure soldi? Tiè becchete sto paninaccio, sta birraccia in lattina e vedi di portà almeno 100 persone sennò qua non ci rimetti piede”. Ho un pochino estremizzato?Non credo.Esperienza vissuta.
2 novembre 2011 at 1:28 pm
Se sono più le sere che vai in rosso di quelle che sei in attivo, forse è il caso di trovare un lavoro che sia più consono alle tue capacità.
1 novembre 2011 at 3:45 pm
Approvo parola per parola. Ti dispiace se giro questo articolo ad amici del settore?
Francesco
1 novembre 2011 at 4:52 pm
Da cantante che vive cantando, sottoscrivo tutto!
1 novembre 2011 at 4:58 pm
posto un piccolo esempio: tipico localino della zona di NA (qui è veramente una tragedia immane suonare…soprattutto se non sei un neomelodico o non canti sempre gli stessi pezzi classici napletani…apprezzabili, per carita’, ma c’è anche altro!!!).
premesso che abbiamo strumentazione live per trio acustico del valore di oltre 4000€.
Iniziamo a suonare alle 9.15,finiamo alle 12.00. pattuiamo una cosa, ce ne paga 1 altra: motivo? “la serata è riuscita, ma sarebbe riuscita lo stesso senza di voi”. E siamo un trio pop rock internazionale (non grindcore o power metal!).
stessa storia, ma altroposto e altro bar (sorrento), 2 giorni dopo:
il locale ci prepara una maxilocandina messa fuori il bar – sulla principale strada di sorrento, elegantissimo e con sistema elettrico ed acustica perfetti-. prima di iniziare i camerieri che ci lavorano si mettono fuori in strada e, con locandine di cartoncino serissime e bellissime, invitano i passanti – per lo piu stranieri- ad entrare per ascoltare il loro “special event…live muscic tonight!!! come on guys!!”. moltissimi accettano, bar quasi pieno nonostante sia inverno, e venerdi sera. ottimo successo.
iniziamo alle 9,finiamo all 11.15. Veniamo pagati quanto pattuito e trattati benissimo.
Resoconto: al primo pub non ci tornerò mai “in boghese” e farò 1 pessima pubblicità a chi mi propone di andarci a prendere 1 birra. al secondo, tornerò a salutare appena potrò, e sarà il mio punto di riferimento appena tornerò a sorrento.
tutto chiaro????
1 novembre 2011 at 7:01 pm
bel post.. molta retorica e conti in tasca a tutti..
Sono il Gestore di un Locale per il quale 10 anni fa ho coniato (e registrato) la denominazione “LIVE MUSIC PUB” tre concerti a settimana per piu’ di 6 anni.. fai tu i conti.. esperienza ne ho.
per la programmazione nulla da dire.. le regole che scrivi sono sacrosante e molto argute, se altri non le rispettano sono fatti loro.. fa parte della selezione naturale..
Ma in questo post non mi piace solo la contrapposizione che si vuole evidenziare tra musicista e gestore..
perche’ se dobbiamo fare i conti su tutto mettiamoci anche il costo di un banco bar, dei bicchieri dell’affitto, dei ragazzi che lavorano, dei contributi ecc..La birretta.. costa poco si vero ma la corrente per la lavastoviglie, i bicchieri che si rompono, le pulizie e tutto il resto??
ma non voglio stare a questo gioco che crea solo stupide divisioni..
dico solo che se uno da 200 euro al gruppo in realta’ si deve pagare altrettanto tra tasse , empals, e siae spese che i musicisti non vogliono nemmeno sentire menzionare.. e ricordiamoci che musicisti che fanno la fattura purtroppo ne esistono davvero pochi.. ma allora chi deve pagare le tasse ed assumersi i rischi?? sempre e solo il Gestore..
qui il discorso e’ uno solo.. siamo entrambi vittima dello stesso male,. lo stato italiano.. crea divisioni e contrasti e noi stupidi non facciamo altro che fare il suo gioco..
per anni ho visto passare gruppi, ragazzi, band affermate ed emergenti e di persone ne ho incontrate molte e la riflessione e’ sempre stata la stessa.. come fare a creare un sodalizio??
“quanta gente portate”.. la frase puo’ sembrare brutale.. ma comunque e’ realta’– io non chiamero’ mai nel mio locale un gruppo che non ha seguito.. e bada bene che nel mio locale la gente non manca..e’ solo che rispetto solo chi mi rispetta,
non rispetto i musicisti che se ne fregano di dove vanno a suonare senza contribuire in nessun modo al successo della serata, non avete idea di quanti siano cosi’ ma per fortuna non tutti…
la qualita’ del lavoro va supportata dal marketing senno’ e’ inutile sia per noi che per voi..
quindi invito alla riflessione importatissima che tutti voi e tutti noi dobbiamo fare..
come fare ad essere uniti e non contrapposti in questo momento di crisi, tasse etilometri, sky e programmi alternativi?
2 novembre 2011 at 10:34 am
…ripeto quanto scritto sopra: come lavori tu, nel tuo locale,lavoro anche io. io offro un servizio, che tu sarai libero di accettare o non accettare. tu dovresti entrare nell’ottca dell’offrire un serivizio aggiuntivo ai tuoi clienti, o utilizzare ci viene a suonare, che notoriamente fa sempre e comunqe pubblicità, non ultimo su FB, MSN e altri socialnetwork al tuo locale, per diventare un punto di riferimento. ovvio che non puoi sostenere 3 serate a settimana con i chiari di luna di questa crisi, e ovvio che io musicista non posso pretendere 100€ a serata a membro….. ma differenza di cio che pensi, è vero quanto scritto su in articolo: se aspetti la band che ti porta gente e tu campi dandole gli spiccioli stai fresco, xke non è che gli amici possono dissanguarsi seguendo chi suona in tutti i locali !!!! soprattutto se poi quando c’è live music, una birra mi viene a costare 4€ (quando tu la paghi, all’ingrosso, meno di 20 centesimi), e allora, ci vogliamo venire incontro in modo serio, una volta e per tutte? tu dici ch dobbiamo “unirci contro lo stato italiano”…ma se la tua risposta all’enpals, siae ecc ecc NON C’E non capisco cosa intenda tu per unirsi…o forse intendi che io porto gente e tu campi? no xke se la pensi cosi, guarda, te lo dico sinceramente: non ho piu 15 anni, e se ho bisogno di 10 € gli amici fanno la colletta e me la danno lo stesso, senza che debba obbligarli a venire nel tuo locale.!
2 novembre 2011 at 12:03 pm
Bravo. Quindi se un gruppo non ha un gran seguito, perchè magari è agli inizi non lo fai suonare. Dunque tutti i gruppi che suonano da te ti portano una marea di gente, un seguito che si saranno fatti suonando magari da altre parti, dove hanno avuto il coraggio o la follia di farli suonare. Quindi tu invece di fare direzione artistica e pubblicità alle serate sfrutti il lavoro precedente di altri localari come te, non solo delle bands, e vai sul sicuro….Bravo, molto bravo. Complimenti. E vuoi anche la solidarietà dei musicisti. Se vuoi magari puoi chiedere a qualche band se pulisce anche per terra a fine serata no?
2 novembre 2011 at 6:30 am
Lavoro in un negozio di strumenti musicali e suono in una band…stampo il tuo post in formato A3 e lo attacco in negozio!!!!!! Complimenti…chiaramente anche i gestori vanno aiutati e hanno molti problemi da affrontare ma la maggior parte sono o figli di papà che non sanno fare imprenditoria o tamarri con i soldi che preferiscono il karaoke o un dj alla buona musica dal vivo!!!!
2 novembre 2011 at 8:45 am
Sono un gestore di un locale molto conosciuto x le serate di musica dal vivo di qualita’, non di cover band…e anche di cabaret famosi.
io pagavo a richiesta…io davo la cena al gruppo al cabarettista e anche i drink…Quando parte dei suddetti sono andati in giro anche vicino al mio locale a smarchettare serate. Io serate di musica live e cabaret non ne faccio piu’….
Maurizio
2 novembre 2011 at 11:55 am
La cena non è un pagamento. Io non ho l’esatta percezione di quanto quella cena che mi dai ti costi a te. Non ho quindi l’esatta percezione di quanto sto prendendo. ti pare professionale? Tu dammi i soldi per la mia prestazione, poi decido io se cenarci, se prendere con essi una birra in più da te, o se comprerci le corde per il prossimo concerto, o per andarci in studio…
2 novembre 2011 at 9:16 am
Scusate se ho approvato solo adesso i vostri commenti ma non pensavo di trovarne così tanti, avrei voluto rispondere ma siete in troppi, vedrò se riesco a farlo con un po’ più di tempo a disposizione.
2 novembre 2011 at 10:19 am
bell’articolo, vermente. e pieno di verità più che sacrosante, ma….i musicisti? non è che bisognerebbe dire due paroline anche a loro? magari avere un pò più di serietà, professionalità, originalità aiuterebbe.
Certa gente è disposta a vendersi la madre per andare a suonare dal vivo anche non avendone le capacità e questo danneggia il settore forse anche di più.
2 novembre 2011 at 11:51 am
Fa parte della selezione di qualità di cui al primo punto. La devono fare i locali, non i gruppi stessi. Vi aspettate che un gruppo scarso si autodefinisca scarso e rifiuti una serata? “Oh ragazzi vi vorrei nel mio locale venerdì!” “No, non ci veniamo perchè facciamo schifo!”…dai su’.
2 novembre 2011 at 2:14 pm
certo è chiaro che la selezione la fa il locale, io mi riferivo alla professionalità dei gruppi, esempio: se questa sera ti faccio suonare nel mio locale e faccio pagare chi entra e di conseguenza ti do più soldi poi non puoi domani sera andare a suonare gratis alla sagra della sardella magari a 2 km dal mio locale….o no?
4 novembre 2011 at 2:37 pm
Ah beh chiaro…Certo su questo ti do ragione in pieno.
2 novembre 2011 at 10:28 am
voglio dirvi una cosa…io abito ad Anzio (in provincia di Roma)…un locale qui provò a seguire DETTAGLIATAMENTE la “ricetta” proposta su…nel giro di 2 settimane ha annullato tutto perchè stava andando alla malora..tuttavia il proprietario continuo a stimarlo…non stimo la gente invece, la quale è il vero problema della musica dal vivo…mi spiego meglio: al 70% del popolo italiano non frega un beneamato cazzo della musica dal vivo, inoltre le stesse band tra loro si scannano e non si aiutano a vicenda….il problema, oltre ovviamente al 99% dei gestori dei locali, è anche nel possibile “ascoltatore”
2 novembre 2011 at 5:27 pm
… è anche vero però che se uno pensa di creare una “situazione” funzionante in due settimane forse ha avuto un pò fretta, no?
2 novembre 2011 at 11:49 am
Daccordissimo su tutto! E’ ciò che penso parola per parola e punto su punto…
2 novembre 2011 at 1:51 pm
Sono un batterista. E quando ho letto la voce “Batteria completa: 1000€” ho un pò sorriso, perdonami…
Tutto il discorso fila liscio come l’olio, ma tutto ciò che hai scritto relativamente ai costi siamo veramente lontani dai costi reali che ha un gruppo che vuole farsi conoscere e vuole sfondare.
Quelle cifre le puoi pensare per un gruppetto di ragazzini di 18 anni che hanno iniziato a suonare da un anno…
Ti faccio l’esempio di strumentazione di un gruppo rockblues con strumentazione “ammodino”, con il quale suonavo fino a due anni fa:
Chitarrista – Cantante
Fender Stratocaster: € 800
Vox AC30 anni ’70: € 2500
Totale € 3300
Chitarrista Ritmico/Acustico
Gibson Byrdland: € 4300
Martin & Co HD28S: € 3000
Fender Tremolux anni ’60: € 1500
Totale € 8800
Bassista
Fender Jazz: €750
Amplificatore MarkBass: € 3000
Totale € 3750
Tastierista
Synth Yamaha Motif ES08: € 2000
Macbook Pro con Ableton Live e Omnisphere (e tutte le licenze): €2500
Totale € 4500
Batterista (la mia strumentazione)
Pearl MMP 10″ 12″ 14″ 16″ cassa da 22″ € 2800
Rullo primario e rullo secondario: € 2700 (DrumArt se li fa pagare i suoi balocchi vai…)
Rack, aste e pedali Pearl: € 2000
Piattame misto Zildjian (tra i quali 3 Costantinople, splash compresi) € 3000
Sistema “InEar monitor + click” € 1500
Microfonazione batteria mista AKG e Neumann: € 3000 (solo i panoramici costano 1000 cad.)
Totale: € 15000 (si, quindicimila).
Microfonazione voci + strumenti e relativo hardware/cavetteria/trasmettitori (non vorresti mica usare la roba del posto ahahaha!):
€ 6000
Per un modico totale di 40000 euro e spiccioli di sola attrezzatura
Tenendo conto che non portavamo mai l’impianto, e che tutta questa roba nelle macchine non ci stava, ci toccava anche noleggiare un furgone. Ci portavamo inoltre dietro il nostro fonico. Vuoi non pagare anche lui? O preferisci i troiai fatti dal 90% degli improvvisati che trovi in giro?
E questo per un banalissimo gruppetto rockblues!
Un giorno mi sono divertito a fare i conti della roba che ci portavamo appresso quando suonavo prog.
Solo di batteria mi portavo dietro 30000 euro di roba, e raggiungevamo in 6 i 110000 euro di attrezzatura.
Potrai dire “Eh, ma sarete in 10 coglioni a girare in quel modo”.
Fatevi un giro sui forum, cari amici, e guardate quanto spende la gente per il proprio/i propri strumenti.
Il tutto per puro divertimento, passione e anni e anni di risparmi sudati col sangue investiti nel nostro amore.
Ormai ho smesso, perché quando mi sentivo dire le solite baggianate mi andava il sangue al cervello.
Mi portavo sempre dietro la lista di quello che portavamo per andare a contrattare con sti barboni.
E quando gli sparavo i classici 5000 euro, c’era chi mi mandava a fanculo e poi si ricredeva vedendo la lista. Però poi uno su trenta ci faceva suonare. Ma almeno non davamo via il culo.
Mi è servito a capire che di musica non si campa se non si suona quello che vuole il grande pubblico.
Miiii come sono logorroico, spero di non avervi rotto le scatole, la chiudo qui, sulle note di Stringman di Neil Young.
Bye
2 novembre 2011 at 2:02 pm
ho specificato, stumentazione “media” basica, nè scarsa nè professionale, quella che hai descritto tu è una strumentazione super-iper-professionale…
2 novembre 2011 at 5:22 pm
Certamente, infatti la mia non era una critica a te, ma una piccola aggiunta alla gravità del comportamento di cui sopra! Ne convieni?
2 novembre 2011 at 3:27 pm
Tutto vero però adesso il problema più grande che comunque ne consegue è proprio che troppe band si formano e si sviluppano in funzione dei gestori, delle regole che impongono e degli obblighi che danno. In pratica molte band nascono proprio per suonare nei locali, con le “leggi” del gestore. Nascono conoscendo a priori quelle richieste. Questo è conseguenza anche del poco rispetto per la musica, così chi studia e lavora da una vita con il proprio strumento non accetta colui che felicemente va a suonare per 50 euro, portando più gente possibile e magari pagando quello che beve. Se non vi è unione tra i musiciste, non cè molta possibilità di imporre rispetto a chi di musica non ne capisce ma pretende di venderla.
Lenzo
2 novembre 2011 at 4:05 pm
Avrei troppe cose da scrivere.
.
Non mi ci metto nemmeno
Mi piacerebbe fare una serata nel mio locale, invitarvi tutti e discutere di questa cosa dal vivo.
Sarebbe interessante sia per noi gestori sia per voi che fate musica.
Credo che la base di tutto sia una sana ignoranza generale su costi, disponiblità, luoghi, vicinato, tasse e stato italiano.
E mettiamoci pure un filo di richieste a volte assurde da parte di entrambe le parti.
So di locali che fanno fare serate “a cappello” ai musicisti.
Ma so anche di suonatori per caso con richieste di “rimborsi spese” che io non guadagno in 3 giorni.
So di locali che fanno pagare anche l’acqua a chi suona.
Ma so anche di gruppi navigati di 6 elementi a 150 euro pro persona che non hanno nemmeno fatto un accenno sul loro sito della serata che proponevano in altro locale.
Insomma ragazzi…ci fosse una regolamentazione standardizzata del cachet e un albo dove uno può andare a scegliere in base alle proprie esigenze chi far suonare nel proprio locale forse si lavorerebbe tutti meglio.
2 novembre 2011 at 4:32 pm
Elga, mi piace replicare proprio perchè tu metti davanti inanzitutto i tuoi problemi fiscali e logici. Ti dirò; credo che su ciò che citi e cioè costi, disponiblità, luoghi, vicinato, tasse e stato italiano, sono daccordo sulla ignoranza, ma tu che conosci le tue problematiche decidi se puoi o non puoi fare musica nel tuo locale. Se puoi la fai nel rispetto di tutte le leggi che ne comporta, leggi che, credimi, il 90% dei musicisti semiseri, le conosce alla perfezione. Forse sono proprio queste leggi che “spingono” il gestore (non mi rivolgo a te ovviamente) a vari escamotage per eludere o meglio ancora per permettersi una band. Enpals, siae…. e basterebbero questi per aprire un romanzo sulle reazioni e comportamenti dei locali. Ripeto, ignoranza si, ma molti ignoranti conoscono alla perfezione come ignorare le regole. Continuo a sostenere che comunque dovrebbero essere i musicisti ad accordarsi (molti proprio anche con il diapson) e regolamentarsi e non dare la possibilità, come ormai accade, che sia il gestore a regolare la musica in tutti i suoi aspetti; anche perchè di musica il più delle volte, non ne capisce.
2 novembre 2011 at 4:45 pm
no no no..aspetta…non prendo nemmeno in considerazione chi viola le regole. Parlo proprio di una regolamentazione interna in modo da unificare le richieste e renderle accessibli.
Esempio?
Se la SIAE invece di tenere la mano tesa solo ad incassare soldi che po’ elargisce con il contagocce, si modernizzasse un pelo e avesse, che ne so, un sito internet attrezzato con una lista dei musicisti con tanto di cachet (così facendo, ad esempio, non si potrebbe evadere nulla anzi, magari si abbatterebbero un po’ i costi sia di iscrizione per i musici sia di tassa per me [pirla] che lascio 80 euro a serata solo perchè uno mi entra al locale con il piffero a 3 buchi) non sarebbe una cosa strafiga?
Ci scherzo su ma ti garantisco che ci ho provato per 7 anni a dare musica ai miei clienti.
E poi, egoisticamente, faceva piacere anche a me visto che sto in questo locale 17 ore al giorno, avere un paio di ore di concerti di giovani cantautori in acustico a settimana.
Solo che è diventato davvero ingestibile.
Ci ho semplicemente rinunciato.
Almeno per ora.
2 novembre 2011 at 4:51 pm
…ma quale regolamentazione, ma quale albo!!!! ma per favore, ma smettetela di dire cavolate una volta e per sempre! qui non si parla che dovete pagare 2000€ a band,ma si sta dicendo che non avete ilbenchè minimo RISPETTO nè per chi lavora con la musica nè per chi vorrebbe arrivare piu in alto!!!! ma che vi lamentate a fare ogni 2 e 3!!! ma se non siete in grado di pagarvi una band che suona mettete un cd e piantatela di frignare! ma perchè voi i camerieri li chiamate in relazione a quanti amici hanno in zona che li vanno a trovare e che si prendono una birra, o li pagate per il loro lavoro??? e allora piantatela! fate 2 serate al mese pagando,una band di 5 elementi 250€ (che mi pare il minimo sindacale) + 20€ di spese, e stop. se non siete in grado di ammortizzare i costi, ve lo ripeto, mettete su un cd, così da scoraggiare banducole di ragazzini punkettoni 15enni dall’imbraciare una chitarra da 120€ e rovinare il mercato. ma la verità è che a voi quei ragazzini vi fanno comodo perchè si portano papino e mammina nel vostro locale,e voi potrete chiedere loro 15€ a consumazione…e così via! noi saremo ignoranti, ma voi probabilmente non siete meglio.
2 novembre 2011 at 5:17 pm
Infatti ho parlato di ignoranza comune. Mi ci sono messa anche io.
E non ho mancato di rispetto ai musicisti.
Anzi.
Se ti sei offeso mi spiace ma hai capito male.
E ora infatti metto su cd
Mi sembrava che fosse un blog aperto alla dicussione..non sono certo qui per litigare.
Quindi tolgo il disturbo.
Ciao ragazzi.
2 novembre 2011 at 5:04 pm
E hai fatto bene. MA non puoi chiedere di cambiare le regole alla siae, non lo farebbe mai, proprio perchè è lei che si detta le regole. Se le regole ed il buon senso non si uniscono è inutile. Se gestori e musicisti poi hanno gli stessi problemi, allora è ancora più difficile. Eppoi vedi Elga, vialore le regole non significa non rispettare le leggi, ma violare anche il buon senso o, peggio, approfittare del fatto che il locale è tuo, e tu detti le tue regole. Ripeto, ok allora non far musica. Poi chi viola le regole (leggi)…….. ehm, ne vogliamo davvero parlare? Se eliminiamo chi viola, restiamo davvero pochi …
2 novembre 2011 at 5:22 pm
Molto bello e interessante, e anche i commenti.
grazie
2 novembre 2011 at 5:24 pm
Articolo veramente notevole, sono d’accordo quasi su tutto, e sono anche consapevole che praticamente tutti i gestori che ho incontrato in questi ultimi anni si comportano praticamente all’opposto rispetto ai consigli contenuti nell’articolo. E’ comprensibile che nel 2011 con la crisi in corso sia difficile per un gestore di locale e che alcune “scorciatoie” alle volte sembrano essere l’unica via percorribile; questo articolo invece se letto e adattato alle esigenze di ogni locale potrebbe essere molto d’aiuto al gestore e far dannare un pò meno chi suona (per mestiere o come secondo mestiere) con professionalità.
2 novembre 2011 at 5:53 pm
CONDIVIDO TUTTO TRANNE LE 50 EURO A TESTA…LE PRENDEVAMO 20 ANNI FA(LE 100MILA) E ORA DECISAMENTE NON CI VADO A SUONARE…CHE SI ORGANIZZASSERO IL KARAOKE…
2 novembre 2011 at 6:40 pm
Tutto molto bello.. prova a gestire un locale e ne riparliamo. Tutto questo discorso vale nel caso siano i gestori a dover sopravvivere grazie alle serate dei musicisti, ma la realtà è il contrario: si campa benissimo con un cd o la partita di champions. Accettare un gruppo che ti chiede la serata significa fare un sacrificio e rischiare grosso, non guadagnarci. E guarda a caso son quasi sempre i musicisti a chiederla ai gestori non il contrario. Parli di selezione, ma nei miei criteri di selezione oltre alla bravura ci sono iscrizione all’ENPALS e un certo seguito. E questi ultimi due come criteri non gli accettate, quindi che si deve fare? Dovrei far suonare i bravi solo per spirito di promozione dell’arte? Se il gestore si deve sacrificare per promuovere l’arte perché non non vi sacrificate voi suonando gratis? Il lavoro di un gestore non è promuovere l’arte è guadagnare e mandare avanti un locale. Fine. E se riesce a farlo con contest, rassegne e roba varia in cui non mette un soldo per la musica, tanto scarso come gestore non è. Poco attento al lato artistico, ma sicuramente efficiente nel suo lavoro.
Qualcuno ha scritto “se vai in rosso con i live allora torna a mettere CD”. Sveglia! Quasi tutti lo fanno già! Ma siete voi che vi lamentate della mancanza di spazi per la musica live e andate a rompere per avere una serata ALLE VOSTRE CONDIZIONI. Come se un muratore venisse da me e mi dicesse “ehi ti posso riparare il tetto? Però che venga bene o male mi devi 150 euro”. Il muratore lo chiamo io quando ne ho bisogno, se viene lui ad implorarmi di lavorare, lavora alle MIE CONDIZIONI ovvero “ti pago 100 se mi fai un signor lavoro”.
Voi offrite un servizio che la gente non vuole più (salvo certe “oasi” in cui c’è ancora un certo interesse per i live) o per il quale comunque la gente non vuole spendere. Un bravo gestore non va a mettere nel suo locale un servizio che non attira. E se lo fa o lo deve fare a costo zero o a costo bassissimo o vi deve chiedere di offrire qualcosa in più della semplice musica live. E quel qualcosa in più è il “quanta gente mi porti?”. Sveglia ragazzi, credere che il musicista oggi possa campare solo suonando, senza un’adeguata promozione e come credere che un informatico nel 2011 possa campare solo facendo il tecnico, formattando PC e reinstallando windows come negli anni 90. Ormai lo sa fare qualsiasi ragazzino, così come qualsiasi ragazzino che suona da tre anni riesce a riempirti un locale più di un diplomato in conservatorio jazz. Qual’è il vostro valore aggiunto? Il talento? La qualità artistica? Mi dispiace ma nel 2011 non paga più.
E sicuramente adesso risponderanno tutti “non è vero la gente vuole ancora i live!” oppure “non è vero son sempre i gestori a volermi nel loro locale”. E poi c’era la marmotta che confezionava cioccolata.
2 novembre 2011 at 6:53 pm
Leggendo cio’ che hai appena scritto,non posso che darti ragione. Metti su i cd, alla gente non importa piu niente della musica. è per questo che anzichè le band chiamate dj e karaoke. perchè alla gente non interessa più niente della musica. e non perchè date loro 100€ e vi apparano lo stesso la serata. tanto per l’ascoltatore il suono serio di chitarra e una terrificante basetta midi che mi fa scappare fuori urlando non fa differenza, non è così? complimenti, W l’Italia. perchè è di questo che, purtroppo, si parla.
2 novembre 2011 at 7:12 pm
Premetto che parlo da musicista, non da gestore.. ma ho avuto l’opportunità di vedere le cose dall’altra parte della barricata.
@flavio: Benvenuto nella tristissima realtà. Fino a un paio di anni fa la pensavo come l’autore del post. Diamine tutti chiedevano musica live e mi chiedevo: se tutti la vogliono come possono i gestori non riuscire a pagare la band e comunque ricavarci abbondantemente?? Sarebbe proprio da stupidi non organizzare serate se c’è tutta sta richiesta.
Poi ho scoperto la verita: non è disonestà del gestore.. è disonestà del pubblico!!
A la gente della musica live non gliene frega più una beneamata cippa. Gli stessi che in città da me la chiedevano erano poi i primi a boicottare le serate live perchè i vari locali “distavano 3km in più della disco” e perché “in disco c’è figa”.
I musicisti stessi “boicottavano” le serate degli altri gruppi per andare in disco!! E si lamentavano poi quando nessuno andava a quelle del proprio gruppo. E la cosa paradossale e che continuano a lamentarsi che il live non va più!!
Quando poi qualcuno facendosi il mazzo portava gruppi “seri”, di una certa fama.. apparentemente era tutto ok: figo oggi c’è il gruppo serio! Quando all’ingresso però ti azzardi a chiedere 5 euro e dico 5 cazzo di euro con consumazione inclusa apriti cielo!! “no, no 5 euro non ce li ho se è gli spendo in disco che pago 10 euro ma almeno c’è figa”.
2 novembre 2011 at 7:25 pm
vabbè, e allora se è come dici, non ci sono speranze, In italia. perchè la figa va in disco, e noi non ci resta che andare a fanculo. noi, i nostri amplificatori valvolari pagati na cifra, e il tempo perso con la chitarra in mano.
2 novembre 2011 at 7:48 pm
Riportando quel che hai scritto: “e non perchè date loro 100€ e vi apparano lo stesso la serata”.
Se un dj a 100 euro mi appara la serata quando un gruppo di musica live, è la dimostrazione che il pubblico non distingue le 2 cose. O meglio non ritiene il gruppo meglio del dj.Questo è il punto. E la colpa non è del gestore. Se mai c’è una colpa in tutto questo. Inoltre anche tutta questa supponenza nel considerare il “dj” un servizio di serie B mi ha sempre irritato. Provate a farlo, imparate ad usare una console. Poi ne riparliamo. Non è musica live, è qualcos’altro: ma se a me gestore costa meno e al cliente piace, perché glielo devo negare?
Per i musicisti rimangono altre strade! Non c’è solo il localino: ci sono le agenzie, si può lavorare come insegnanti, si può produrre qualcosa di proprio e promuoverlo, vendendolo. Non è che se non suono nel localino i 10 anni passati sulla chitarra son persi. Bisogna semplicemente entrare nell’ottica di investirli in qualcos’altro. Così COME AVVIENE IN TANTI ALTRI LAVORI. Ripeto: mica posso lamentarmi che da informatico non campo più formattando PC perchè ormai lo fanno tutti i ragazzini e mi rubano il lavoro! Semplicemente CI SI AGGIORNA e si fa altro!
Molti fanno l’esempio “e ma in USA invece si che…”. Quello che non si dice è che, oltre la diversa cultura musicale, in usa lavorano con i propri brani!! Compongono, fanno uscire il CD e tentanto di entrare nel giro. E prima di entrare nel giro ce ne vuole! Fidati che stanno un pò senza vedere un soldo!
Quanti in italia tra i musicisti intraprendono questa strada?
Quanti invece vogliono vivere di rendita? Della serie “10 anni fa suonare live andava a gonfie vele, deve andare bene anche adesso”. Non sta scritto da nessuna parte!
E sopratutto quando la gente va a vedere i live in amerca, PAGA L’INGRESSO!! Non entra a scroccare il posto senza consumare nulla come avviene in italia!!
2 novembre 2011 at 8:41 pm
..più che “prendere altre strade”, mi sa che ai musicisti non resta che “prendere LA strada”..alias, finire a suonare agli angoli delle straede..:-D
2 novembre 2011 at 7:00 pm
soprattutto: se venissi al tuo locale a promuovere il mio disco, dato che non sono nessuno, e pretendo pure di essere pagato, avresti ragione tranquillamente tu; ma se vengo a suonare qlks di commerciale, per piacere…
che sia o non sia una cosa che tira, è da vedersi. ripeto l’esempio del karaoke o del dj.
2 novembre 2011 at 7:19 pm
neanche il commerciale va più.. nemmeno quello!! Salvo rarissimi casi. Ma son così rari che una programmazione di una stagione intera non la fai più se non chiamando i soliti 2 gruppi. A meno che non siano un duo/trio acustico: quelli vanno ancora.. e infatti solitamente vengono pagati!!
Perchè il karaoke e i dj vanno e il commerciale live no? NON LO SO. Non l’ho mai capito!! Ma è così!! Probabilmente per lo stesso motivo per cui un dj ad alto volume va bene ma appena dai un colpo di cassa o una schitarrata durante il soundcheck ti ritrovi i carabinieri chiamati dal vicino.
2 novembre 2011 at 6:41 pm
…mi spiace che elda l’abbia presa a modo suo, ma il mio non era certo un intervento teso a litigare, quanto piuttosto una forte esortazione a comprendere che sono loro ad avere dei grossi limiti quanto a competenza, un pochino meno noi che altro non facciamo che presentare un prodotto, un servizio.
per fortuna molti locali SERI scelgono le band in modo rigido, chiedendo dei video rigorosamente live, e di sapere la strumentazione che ci portiamo dietro; ecco, è questo forse che dovrebbero fare un po’ tutti…anche tu, elda.
…ma la veritàè vidente; gli suggerisci di organizzare meno serate (contro i nostri interessi, dopotutto) e loro ti rispondono che mettono su cd xkè a loro va bene così, e non prestano orecchio a ciò che uno dell’altra parte dice nè ammettono che sono degli incapaci a gestire la musica che c’è in giro.
E volete poi sapere perchè, sebbene a denti stretti, per 50€ (nella migliore delle ipotesi!) ci vado lo stesso a suonare? perchè almeno passiamo sting, rem, dire straits, facendo ascoltare qlks che i localari come elda invece evitano accuratamente, piazzando rtl o radio che passano solo schifezze, diseducando il pubblico alla musica di una certa (indiscutbile) qualità,che prescinde dai gusti personali.
ps. 50€, lo ripeto, nella migliore delle ipotesi; perchè quando mi presento con l’altra formazione, quella rock anni ’80 per suonare queen, scorpions, europe, led zeppelin, guns’n roses in modo quantomeno DECENTE, ti guardano come a dire: “e per fare un po’ di bordello vorreste anche essee pagati??”….al che lo sconforto è totale. sapessero loro cosa significa in termini di fatica arrivare a saper suonare in modo decente May, Norum o Jabs…e sempre ammesso che sappiano di chi parliamo!
..e scusatemi lo sfogo.
2 novembre 2011 at 7:04 pm
Scusa ma ci conosciamo? Cosa ne sai tu di quello che ho fatto per il mio locale e per i musicisti?

Non puoi permetterti di darmi dell’incompetente perché non mi conosci.
E io non conosco te quindi non mi permetto di dirti come e quando fare musica.
Ho solo detto che per 7 anni ho fatto serate live con gruppi più o meno giovani adatti al mio locale e ora non ne faccio più perchè non me le posso permettere per un insieme di motivi tra i quali certo anche il costo dei gruppi.
Ma ce ne sono tanti locali..avete le pagine bianche per cercarli, voi
E sapete già come sono grandi, se sono attrezzati, se sono disponibli alla musica da tanto o da poco (grazie ai siti internet).
Io ricevo ancora oggi dalle 10 alle 20 email al giorno di persone che suonano e la maggiorparte ha solo un file mp3 da farti sentire, magari registrato in casa tra amici.
E se decido di dare visibilità a questo tipo di gruppo anche se la loro musica è sconosciuta sta solo a me decidere.
Per ora ho optato per i cd.
Pensa che sono addirittura originali!
Ora però torno al lavoro..
PS. il mio nome è Elga
2 novembre 2011 at 7:27 pm
perdonami elga, non ti volevo offendere ma non mi è piaciuto molto il modo in cui hai sautato, su.
2 novembre 2011 at 6:45 pm
altra cosa importante: sono proprio LORO, I LOCALARI, a doversi incazzare con la siae, scioperare e fare casini xke sono d’accordissimo che ciò che originariamente è nato come un ente a tutela dei musicisti, si è trasformato, come tutte le cose in Italia,in una mafia legalizzata. ho visto alcuni reportage sulla SIAE:..signori, è da non credere!!!!
2 novembre 2011 at 6:46 pm
Tutto giusto, sono d’accordo ma alla fine i gestori hanno il coltello dalla parte del manico. Se un gruppo, emergente o no, vuole suonare deve adattarsi a quello che dice il gestore. Altrimenti restiamo in sala prove a suonare per i muri. Preferireste suonare sottopagati o non suonare? E non dico perdere una data, ma un anno intero a cercare quello che ti fa suonare e, ormai sempre più raro, che ti paga quello che chiedi.
2 novembre 2011 at 6:56 pm
250€ per una band un locale le appara con 25 persone che prendono una porzione di ptatine e una birra….e non mi venite a dire che il sabato sera la gente non esce, perchè sareste poco credibili!certo, il discorso cambia se vorreste fare 50 persone di giovedi!
2 novembre 2011 at 7:13 pm
no Flavio..qui non hai ragione..per andare in pari di 250 euro più la Siae devo farne almeno 400 credimi
2 novembre 2011 at 7:22 pm
…ed ecco che vieni a ciò che ho scritto su. perchè invece di non far suonare, o di pagare noi una miseria, quando ci va bene, non ci si unisce e si dice BASTA alla siae?
2 novembre 2011 at 7:14 pm
ps si vede che non ho voglia di lavorare???
2 novembre 2011 at 7:30 pm
Flavio..secondo te perché sopra ho scritto che mi piacerebe riunisci tutti e parlarne?
L’unica cosa che nel mio piccolo avevo scelto di fare era far suonare chi non è iscritto alla siae, che mi dichiara di fare musica propria, in modo che quei soldi li mettano in tasca i musicisti così si hanno due piccioni e due fave.
Ma logicamente non tutti sono d’accordo.
E’ una barca in cui siamo tutti.
Se qualcuno non rema non si va avanti.
Ma, ripeto, gli errori ci sono da entrambe le parti.
2 novembre 2011 at 7:37 pm
..e io ripeto, elga, sono disposto ad ascoltare la vostra, di campana. ma le nostre esperienze in zona (sono della provincia di NA) non rappresentano esattamente ciò che tu descrivi. con la formazione pop-rock internazionale siamo un trio, e infatti lavoriamo abbastanza pur non essendo professionisti. con la band 80′s facciamo invece pochissime serate l’anno. quali saerbero le vostre proposte, per l’una e per l’altra band? proviamo così a rendere costruttivo per entrambi il dscorso…sei d’accordo?
2 novembre 2011 at 7:41 pm
ahahahahahah prima monopolizziamo la discussione poi ti pubblicizzi ahahah bravo bravo
Te l’ho detto..quest’anno devo tirare su il locale quindi ho optato per altro e a malincuore sospendere la musica.
La crisi è ancora alta e anche se il mio locale è piccolo si fa fatica a tirar fuori uno stipendio.
E poi il tuo “rimborso spese” visto che sono di Verona sarebbe troppo alto
2 novembre 2011 at 8:46 pm
forse sono stato franiteso…non intendevo nè pubblicizzarmi nè monopolizzare nulla…chiedevo solo: secondo te, quale mia “controparte” in questo dibattito, io da musicante (non mi permetto di definirmi musicista) che riesce a suonare in modo dignitoso,almeno per il pubblico che ascolta, cosa dovrei fare per poter essere in grado di venire incontro alle tue esigenze di localaro e contemporaneamente poterti offrire un servizio che soddisfi entrambi?…è tutto qui.
2 novembre 2011 at 7:59 pm
Articolo molto interessante ma un po’ unilaterale come punto di vista…personalmente parlo da musicista e da musicista contesto prima di tutto il discorso strumentazione, perchè lavorando in un’ottica professionale, ci si deve rendere conto che la strumentazione ha un costo che equivale, in linea di principio, a quanto un libero professionista deve spendere per poter avviare un’attività. Tu fai tranquillamente un conteggio di quanto investirai, e poi valuti se con la tua attività potrai e in quanto tempo rientrare nei costi, e il rientrarci o meno dipende da quanto è esatta la tua valutazione…io personalmente, al costo del nuovo, giro con circa 7000 euro di roba e non ho una strumentazione particolarmente complessa e sono perfettamente consapevole che, visto il mercato musicale italiano, volendo rientrare in quella spesa per renderla un investimento profittevole, per me sarà meglio proporre al locale un tributo a Vasco (fatto bene) piuttosto che un progetto originale di musica electro-metal. Questo per sottolineare che se tu, musicista, ti presenti in un locale pretendendo (giustamente) di essere pagato, significa che offri un servizio/vendi un prodotto, e il successo riscosso dal tuo prodotto sarà direttamente proporzionale al gusto musicale del pubblico che ti trovi davanti…viceversa, se il tuo prodotto, per quanto artisticamente valido possa essere, non se lo caga nessuno, non potrai pretendere un ingaggio da parte di un locale che ha un giro di clientela che non ascolta quello che proponi (e qui sbagliano comunque anche i gestori del locale a prendere band controcorrente rispetto all’abituale clientela del locale per poi magari non pagarle, o peggio ancora, per provare a smuovere una situazione di locale troppo stantia…). Se il pubblico italiano è composto in maggioranza da “capre” (musicalmente parlando), ci si può far poco. E’ utopia pensare di cambiare la mentalità di milioni di persone che accendono la tv e si sciroppano tutto quello che il mainstream gli passa, perchè alla maggiorparte delle persone, evidentemente, sta bene così, e la realtà musicale italiana si plasma di conseguenza…ai musicisti a cui non sta bene e che pensano di avere le capacità per emergere, invece di frignare perchè qui non gli fanno suonare i loro pezzi o non li pagano, dico di metter via dei soldi, far fagotto e andare all’estero dove le cose funzionano diversamente, ma la concorrenza aumenta e lo standard qualitativo da proporre è decisamente più alto, quindi occhio perchè se non siete cazzuti poi tornate a casa con le pive nel sacco…il fatto che fuori dall’Italia ci siano più opportunità, non significa certo che sia più facile…detto questo, riassumiamo quanto scritto dicendo che a) Cambiare la mentalità del pubblico italiano, è un’ utopia, quindi, musicisti che volete proporre materiale originale, o anche cover di generi “di nicchia”, accomodatevi pure, avete tutto il mio appoggio, ma sappiate (e lo saprete già) che, per le ragioni suddette, avrete vita tutt’altro che facile… b) Sempre rivolto ai musicisti, non potete lamentarvi se prima non prendete coscienza dello standard qualitativo del prodotto che offrite e non vi comportate con professionalità…se, per esempio, il gestore del locale vi chiede di abbassare i volumi, eccazzo abbassateli!mica lamentarvi che il vostro genere musicale ha bisogno dei volumi a palla che poi magari fate scappare la gente, perchè voi siete in casa del gestore del locale, non a casa vostra, e dovete adeguarvi di conseguenza alle sue regole e se non lo fate di certo non potete pretendere chissà quale pagamento. Se non vi sta bene, rinunciate alla data o andate a suonare in un altro posto, è inutile che vi proponete come gruppo di prog metal in un pub di capienza cento persone al piano terra in centro storico dove magari manco c’è un impianto serio a cui attaccarvi, giusto perchè se no non fate più di due date all’anno… c) per i gestori dei locali. lo sappiamo ormai che, con i tempi che corrono, far suonare live è sempre più difficile perchè le spese sono tante e tra tasse, empals, siae e varie, è un dissanguo, però il gruppo che suona va pagato!offre un servizio e come tale va retribuito, e non arbitrariamente in base a com’è andata la serata. Tu, ingaggiando una band, fai un investimento che comunque sai che comporta dei rischi, quindi devi assumerteli di conseguenza. Se sai, prima di fare una serata, di poterti permettere di pagare un gruppo, fai suonare, altrimenti no. Cioè la SIAE o l’Empals li si paga solo perchè altrimenti vengono a farti la multa mentre il musicista è l’ultima ruota del carro quindi si può contrattare?Non esiste…e non esiste nemmeno che tu faccia suonare un gruppo per “fare un piacere” alla band (da qui, i famosi “vi faccio divertire, vi offro anche birra e panini, e volete anche essere pagati??”). Te paghi, punto, e il quanto paghi si concorda prima…se il gruppo che prendi a suonare è di qualità o è scarso, oppure prevedi che ti riempia il locale o te lo svuoti, questo sta a te valutarlo prima di accettare di farlo suonare. Nessuna sorpresa che ti trovi quattro ragazzini punkettoni casinisti che fanno scappare gli avventori se prima non gli hai chiesto una demo o un video di una ripresa live…e comunque, se così è stato concordato, anche loro hanno diritto a essere pagati, e non in base a com’è andata la serata…se vuoi fare musica live, fatti le competenze necessarie per capire come allestire il locale e fare una programmazione rispettabile che possa attirare e intrattenere come si deve la clientela, non buttarsi alla cieca per poi non pagare i gruppi perchè altrimenti non si rientra nei costi…a quel punto è meglio che cambi mestiere…scusate la prolissità…spero di aver illustrato in maniera esaustiva il mio punto di vista!ciao ciao!
Matteo
2 novembre 2011 at 8:09 pm
e bravo Matteo..concordo
Elga
2 novembre 2011 at 8:38 pm
caro matteo, altro non hai fatto che in modo puntuale e preciso, ripetere ciò che un po’ tutti noi abbiamo detto. quindi non posos che quotare.
2 novembre 2011 at 9:21 pm
Flavio..lo scriverò nel mio blog quello che ,secondo il mio modesto parere di proprietaria di un locale, potrebbero essere delle “comuni” sul rapporto musici e “tizi con locali”.
ma fondamentalmente sarà un riassunto di quello che ho letto qui..
la cosa fondamentale, secondo me, è la tipologia di locale dove una persona si va a proporre per una serata.
ma questo è perché parlo dal punto di vista del MIO locale.
ma ora devo lavorare sul serio altrimenti il mio socio mi lapida
2 novembre 2011 at 8:11 pm
Chiedo un permesso all’autore del blog.
Ho un mio blog e vorrei fare (tempo permettendo) la stessa cosa nella versione “gestore”.
Posso mettere il link a questa discussione?
2 novembre 2011 at 9:01 pm
Prego ascoltate e vedete cosa è l’arte musicale.
4 novembre 2011 at 2:55 pm
Ma che vuol dire, che c’entra…Ma hai capito qual’è il punto della discussione o vieni a provocare?
4 novembre 2011 at 3:22 pm
..se steavy wonder fosse stato stefano belli e fosse nato a castellammare di sicilia, non se lo sarebbe cagato quasi nessuno…a meno che non fosse andato via.
2 novembre 2011 at 9:33 pm
MA ALLORA PERCHE SUONI??? PRETENDI CHE FANNO SACRIFFICI I GESTORI E TU SOLO PRETENDI E BASTA…. PERCHE LA COSA NON FUNZIONA??? TE LO DICO IO CHE SONO IL NUOVO GESTORE E BASTA… 1 – NON SONO PIU IL TEMPI D’ORO E OGNI UNO DEVE FARE I SUOI CONTI IN TASCA NR.2 NELL LOCALE CI SONO LE SPESE CHE TUUUUU CHE NON SEI GESTORE NON PUOI MINIMAMENTE SAPERE… NR. 3 RISCHI FACILISSIMO DI ESSERE DENUNCIATO PER NIENTE … BASTA CHE UNO ROMPICOGLIONI DA FASTIGLIO QUELLO CHE FAI… IN UNA PAROLA VUOLEVO DIRE SOLO QUESTO… PERCHE NON CAPIRSI E NON DARCI UNA MANO INVECE DI CRITICARSI …??? MA….. PURTROPPO VEDO SEMPRE POCA DISPOGNIBILITA… E QUESTO CHE POI TI FA SCAPPARE LA VOGLIA E TUTTA LA FANTASIA DI CREARE UNA COSA IN QUALE CI HAI CREDUTO…!!!!! GUARDIAMO SEMPRE UN LATO MA…. UNA CORDA HA SEMPRE DUE..!!!!
6 novembre 2011 at 11:21 pm
Beh certo se uno rompicoglioni da’ fastiglio…
29 novembre 2011 at 9:40 pm
Fa specie che ci scrive e difende cosi’ a spada trattai gestori sia un semi-analfabeta.
2 novembre 2011 at 10:39 pm
Parole sante
2 novembre 2011 at 11:47 pm
ho letto in parte il tuo articolo,
oltre ad anticiparti che trovo molto stupido il video che hai menzionato
ti dico che le cose andrebbero viste in toto.
ho amici e colleghi che hanno altri locali e che come me gestiscono ed amministrano al meglio i maggiori spazi di musica dal vivo a Roma, non e’ semplice, anzi , oggi come oggi , ognuno di noi dovrebbe chiudere per tutta una serie di motivi, e’ praticamente impossibile restare aperti a meno che uno non chiuda gli occhi e lasci entrare nel proprio spazio , erba o droghe o paghi a nero,
e’ una triste realta pero e’ stupido far finta che non sia cosi:
a roma est(dove sono io) le serate che vanno sono il circolo, perche nel giardino si fa quel che si vuole
locanda atlantide il lunedi perche gira di tutto
il branca.
i piccoli centri sociali .
il non rispettare le regole da libertà ed i pochissimi che ancora vanno a sentire musica dal vivo vogliono la libertà che danno quegli spazi.
a questo si aggiunge una pressione fiscale che fa paura,
aggiungi personale IN REGOLA, siae , gente che anche se nn paga il biglietto non consuma,il 40% di tasse e ti renderai conto da te che l’utile non ci sara mai SE RISPETTI LE REGOLE.
l utile che ti permette : promozione , investimenti e scelta della programmazione.
chi di noi guadagna una sera rimette per le altre 6.
quindi di che stiamo parlando?
ps. apri gli occhi, ed inizia scegliendo posti e luoghi dove andare la sera.
6 novembre 2011 at 11:41 pm
Sì ma in tutto questo che c’entra il compenso dei musicisti, la buona programmazione, la direzione artistica? Non capisco il nesso: La gente si vuole bombare di tutto nel giardino fuori dal locale e troppe tasse = Non pago i musicisti. Scusa ma se avete sti problemi mettetevi daccordo tra di voi, con le forze dell’ordine, fatevi sentire da qualcuno in alto, manifestate, fate come vi pare, però da qui a dire che tutti i costi in più che avete vanno ammortizzati sull’ultima ruota del carro (i musicisti), ce ne passa. Credo che quando si apre un’impresa che comporta un locale dove far suonare musica dal vivo, si debbano considerare di partenza e comunque con l’andare avanti nel tempo, tutte le spese che questa attività dovrebbe comportare. Invece mi pare che tanti aprano il locale con musica dal vivo perchè gli piace l’idea, ma senza mettere affatto in conto le spese (e rotture di palle), che questa attività porta, ivi compreso il compenso dei musicisti, la SIAE, acquisto e manutanzione di un impianto appropriato al locale, autorizzazioni varie.E poi ci si lamenta perchè i soldi non bastano per tutto. Ma scusa io vado a fa la spesa al mercato, mi servono 5 cose,ho i soldi per 2 che faccio? Le altre tre le rubo e se qualcuno si lamenta dico eh beh ma devo pur campare? In un bilancio di una famiglia, tra le spese che faccio metto tutto quanto però non calcolo le tasse o la bolletta del telefono?Poi che faccio vado alla Telecom e gli dico “eh ma devo pur telefonare”…”E sticazzi!?” ti rispondono loro…Ovviamente prendete gli esempi per quello che sono, esempi. Quello che voglio dire è: ma se davvero ce perdete sempre sempre sempre…Ma che li aprite a fa’ sti locali?
3 novembre 2011 at 8:57 am
Bel-lis-si-mo!!! Se non hai nulla in contrario citerei questo tuo articolo sul mio sito (con relativo link, ovvio) perché è validissimo!
3 novembre 2011 at 9:04 am
Grazie! non c’è nessun problema cita pure.
3 novembre 2011 at 9:20 am
Fatto
http://www.alessandroarcuri.net/2011/11/caro-gestore-di-locale-con-musica-dal-vivo%E2%80%A6/
3 novembre 2011 at 9:04 am
Scusate, ribadisco che vorrei rispondere a tutti, ma guardate il numero di commenti, e capirete che mi sarà impossibile… rispondo un po’ a braccio provo a dare qualche altro spunto.
Volevo solo dire che se leggete bene l’articolo, è tutto molto chiaro, e positivo, non è un “voi gestori siete tutti dei bastardi invece i musicisti sono tutti dei santi”, o comunque non è da leggere in quel senso. I discorsi sullo stato italiano, sul fatto che solo non rispettando le regole si sopravvive è un ulteriore conferma di quanto siamo “viziati”, di quanto ci piace scaricare su gli altri le nostre responsabilità. Le regole vanno rispettate, sia per pagare le tasse che per pagare i musicisti. Non sono iscritti all’Enpals? Spiegategli perché si devono iscrivere e dategli la data dopo che si sono iscritti.
La promozione si può fare anche senza spendere un soldo.
Non leggete e riportate solo quello che vi fa comodo per tirare l’acqua al vostro mulino…
La gente non vuole i live? Forse è anche perché ha subito 10-15-20 anni di mala-gestione delle serate dal vivo…
Poi ci sono anche responsabilità dei gruppi, sicuramente, ma con una buona selezione si evitano sorprese.
10 novembre 2011 at 2:54 pm
Eh certo perché se un gruppo mi si presenta senza essere iscritto all’enpals dev’essere molto professionale!! E spetta al gestore spiegargli le regole, come se fosse quello il suo lavoro!! Soprattutto staranno andando a iscriversi perché glielo dice il gestore!!
La gente non vuole i live perché non vanno più di moda e non è più nemmeno disposta a pagare per coprire il compenso di gruppi seri. Compito del gestore è assecondare le tendenze e le richieste del pubblico, non imporre loro un servizio che non richiedono giusto per dare da mangiare a musicisti che non sanno rinnovarsi e vogliono vivere di rendita.
3 novembre 2011 at 9:13 am
Hai dimenticato un punto fondamentale! Gli orari… a Torino anche in settimana quando va bene cominciano a suonare abbondantemente dopo la mezzanotte! E questo e’ un danno sia per chi suona sia per chi vorrebbe vedere il concerto ma il giorno dopo deve lavorare!!!
3 novembre 2011 at 9:19 am
[...] di far suonare! Che si limitino a far panini e spinare birre che è meglio…!” Ecco. In questo interessante blog si parla proprio di questo, con un lungo ed esauriente post che affronta svariati argomenti tipo [...]
3 novembre 2011 at 10:32 am
La gente non vuole i live? Forse è anche perché ha subito 10-15-20 anni di mala-gestione delle serate dal vivo…
Poi ci sono anche responsabilità dei gruppi, sicuramente, ma con una buona selezione si evitano sorprese.
FINALMENTE QUALCUNO HA CENTRATOIL NOCCIOLO!
3 novembre 2011 at 10:34 am
Visto che sei tanto bravi apriti un locale e gestiscilo così. Dopo un paio di mesi chiudi ricoperto dai debiti e torni poi a piagnucolare online.
Contento?
3 novembre 2011 at 10:47 am
beh, se il problema sono solo le serate live, stando a quello che dici, basterebbe non farne per non fallire. ma forse non è così semplice.
3 novembre 2011 at 10:49 am
Si può fare anche solo una serata così, non è obbligatorio riempire tutte e sei le sere, se non si è in grado. Una sera a settimana non credo proprio che possa causare la chiusura del locale…
6 novembre 2011 at 11:54 pm
Qua tutti stanno discutendo costruttivamente e si pongono interrogativi, tentativi di soluzione, ma mi pare che da parte dei localari provenga sempre la stessa solfa. “Eh se dovessimo seguire le regole (e già qui…) andremmo falliti in due minuti”. Ma cavolo ma voi che aprite un locale, le famose regole del gioco, prima di aprirlo le sapete?Io credo proprio di sì (spero…). E allora come minchia è possibile che non mettiate in conto tutto ciò che comportano?Ma soprattutto…perchè le rinfacciate ai musicisti!!? Noi che c’entriamo se c’è la SIAE? Magari non esistesse!Che c’entriamo se c’è una tassazione assurda?Ma magari aveste meno tasse pure voi!!! Se dovessi aprire un locale e gestirlo come secondo me si dovrebbe fare, prima magari rifletterei su se, calcolato TUTTO, non devo chiudere tra due mesi pieno di debiti. Invece mi pare che anche da parte dei locali ci sia una enorme approssimatività,un gran pressappochismo e molta malafede quando poi si va a parlare di certi argomenti.
7 novembre 2011 at 12:01 am
temo che la verita’ sia una e una soltanto: qsti qui so buoni solo a piangere da dosso a noi….che tristezza!
3 novembre 2011 at 10:54 am
Io capisco i problemi dei vari gestori, i costi che implica far suonare una band e tutto il resto.
Ma non credo che il messaggio che vuole trasmettere l’autore dell’articolo che stiamo commentando tutti sia un “GESTORI BASTARDI FATE SUONARE LE BAND, PAGATELE E TRATTATELE COME GLI U2″. Qua si sta dicendo “VUOI PROPORRE MUSICA DAL VIVO? LE REGOLE SONO QUESTE. SE NON TI STANNO BENE O NON RIESCI A RISPETTARLE, NON PROPORLA”.
Il problema di oggi è che tanti improvvisati imprenditori non sono capaci di gestire e pubblicizzare il proprio locale, il sabato sera hanno 5 clienti paganti, chiamano la band a suonare, a fine serata i clienti paganti sono 35 (il 600% in più dell’incasso abituale) e hanno il coraggio di chiedere “uno sconticino” sostenendo che “La serata non è andata molto bene” o che “Evidentemente il vostro genere non attira”.
Quindi, caro gestore, i commenti che mi fai a fine serata valgono qualcosa se il tuo locale era pieno e io ho fatto scappare della gente.
Se invece, come nella maggior parte dei casi, il tuo locale il SABATO SERA è VUOTO, la colpa è SOLO TUA e mi domando pure COME CACCHIO FAI A TENERLO APERTO E NON RENDERTI CONTO CHE NON E’ STATO UN INVESTIMENTO VALIDO. E se io ti ho fatto guadagnare il 600% in più, TU MI PAGHI ALMENO IL MINIMO SINDACALE, 50 EURO A TESTA.
La musica dal vivo è un “bonus” che fornisci alla clientela che già hai e un modo per crearti una clientela maggiore nel LUNGO PERIODO.
Non un tentativo a cazzo di fare un mega evento con cento milioni di persone. Perchè chi vuole cento milioni di persone, rischia tantissimo e paga tantissimo. E’ inutile illudersi che la band che chiami ti porti la folla, se non si tratta dei Rolling Stones. Alle band emergenti dovresti già baciare i piedi se ti portano 30 persone tra amici e parenti.
Perchè, mentre la band SI PUBBLICIZZA OVUNQUE E COMUNQUE PERCHE’ CI TIENI A FARSI VEDERE DA CHIUNQUE, tu gestore la maggior parte delle volte manco pubblicizzi la serata sul tuo sito. Manco metti una locandina fuori durante la settimana prima dell’evento.
Ci sono mille espedienti che puoi trovare per far funzionare meglio, o meno peggio, le cose.
Che so, metti un prezzo d’ingresso a scelta tra 1 euro, 2 euro e 5 euro da pagare all’uscita in base a quanto il cliente ha gradito la band, così rientri di un minimo nelle spese e magari a fine serata la band ti è costata 150 euro anzichè 250.
Regala dei bliglietti di sconto per la prossima volta che vengono a bere qualcosa da te, così i fans della band in questione capitati da te per caso saranno più invogliati a tornare.
Hai appena aperto il tuo locale e la clientela devi creartela? RISCHIA E INVENTATI QUALCOSA DI FICO, che sia con la band dal vivo o no. CARATTERIZZA IL TUO LOCALE E DAI ALLA GENTE UN BUON MOTIVO PER SCEGLIERE TE.
3 novembre 2011 at 12:52 pm
[...] per il web ho trovato molto interessante un post pubblicato da Luca Doldi sul suo blog denominato Il Dolditoriale. Condividendone il contenuto ho [...]
3 novembre 2011 at 1:07 pm
d’accordo paticamente su tutto….un po’ meno su tribute e affini…..
son dell’idea che per dare cultura musicale anche le cover siano adatte…..certo non bisogna campare solo su quello e gli inediti vanno comunque aiutati….ma qualsiasi band famosa a livello mondiale è partita facendo cover….
io sarei già contento di far conoscere e apprezzare una cover di hendrix al classico bimbominchia yoyo rapper disco grande fratello…..basterebbero delle cover suonate bene per acculturare buona parte del paese a digerirsi anche band inedite
3 novembre 2011 at 1:07 pm
Ottimo articolo!
Da uno che suona dal vivo da 30 anni:
Uno degli aspetti (non citati nel blog, a meno che non sia stato affrettato e poco attento nel leggere) che più mi sconcerta e che rientra nel “approssitativismo” dei gestori è quello tecnico.
Vi fate trombare da chi vi realizza l’arredamento/look del locale per decine di migliaia di euro, perché “anche l’occhio vuole la sua parte”.
Ma se gestisci/hai un locale di musica LIVE, anche l’orecchio vuole la sua parte!
Non puoi spendere 40k euro per l’arredo e sperare di cavartela con 2k euro per impianto e affini, per non parlare del fonico!
Basta con gli impianti da due soldi e ai mixer/outboard della fisher price!
Il fonico (specialmente LIVE) E’ UN MESTIERE! UNA PROFESSIONE!
Si studia…anni! E si fa gavetta…anni!
Non puoi chiamare il tuo amico delle medie che suonicchiava la chitarra e quindi può fare da fonico live per le band che ti vengono nel locale e che selezioni in base a: “quanta gente mi portate?”
Se hai un locale di musica dal vivo DEVI garantirti/ci un impianto degno…e un tecnico/fonico degno di tale ruolo/nome!
Aspetto solo il primo che lo farà, locale con look accattivante, impianto di tutto rispetto e fonico con le palle.
Poi, fidati, vedrai che la gente ci viene a sentire i gruppi, se fai una buona programmazione!
E la gente, venendo per sentire i grandi gruppi della tua nuova grande programmazione, le beve le bibite e gli alcolici che servi al bancone!
Tranquillo, zio (concedetemi lo sfogo alla sbarbato anche se ho più di 40 anni)…che lo fai il grano se fai le cose fatte per bene!
3 novembre 2011 at 4:04 pm
Letto tutto… che dire… il primo pezzo è un’analisi anche corretta, poi il resto è frutto di un pensiero egoistico, dove si valuta le proprie esigenze e non un quadro più grosso (vedi investimento per gli strumenti) cosa che il locale (di cui io sono un gestore) è enormemente più elevato come importo.
La cosa che non mi piace di questo articolo è sempre il solito e facile e comodo scontro tra Locali e band… invece di farci la guerra per 2 bricciole (il 90% dei locali sono attività piccole equiparabili a aziende impiegatizzie) bisognerebbe tutti chiederci come convincere la gente a venire al locale ad ascoltare musica.
questa domanda non se la pone mai nessuno.
3 novembre 2011 at 4:12 pm
non è esatto..a questa domanda non abbiamo avuto risposta da parte dei localari; vero è che il punto nevralgico è stato il confronto tra i contrapposti interessi, ma noi possiamo offrire un servizio e fare pubblicità,non costringere gli amici a girare i locali della zona appresso a noi. se c’è qlks che non è stato detto su, chiedi pure…siamo qui per cercare un punto di incontro e aiutarci a vicenda.
3 novembre 2011 at 4:53 pm
il tema è troppo lungo e complesso per esprimerso su un blog, internet non è sempre il mezzo migliore d’informazione e comunicazione.
Ci sono talmente tante voci di discussine che vengono banalmente ignorate che approfondirle per scritto significherebbe redare un trattato sulla gestione dei locali, capisci che è un lavoro che neppure oso iniziare.
E’ un disocorso molto più facile da affrontare ad un tavolo o ad un bancone, che sul web… oramai stracolmo di lamentele ma poca cultura e informazione reale.
Ognuno è libero di suonare alle condizione che preferisce, ognuno è libero di chiedere ciò che più ritiene giusto ed ognuno è libero di retribuire per ciò che ritiene giusto… l’importante è la chiarezza iniziale, accordi chiari e rispettati dall’inizio alla fine da ambo le parti.
poi se non c’è l’intesa… nessuno è obbligato a suonare e nessuno obbliga le band a suonare.
Reciprocamente bisogna avere il coraggio di dirsi qualche volta NO, senza mai mancare di rispetto e correttezza.
Però ricordatevi una cosa, non ci si ARRICHISCE (aggettivo che leggo troppo spesso nei reply sopra) con un locale LIVE, si campa… come qualsiasi lavoro.
3 novembre 2011 at 4:57 pm
..e se con un locale si campa e non ci si arricchisce, purtroppo con la musica, almeno a questi livelli, non solo manco quello, ma neppure si rientra nelle spese negli investimenti fatti!!!
3 novembre 2011 at 5:15 pm
Stefano a volte bisogna arrendersi anche al fatto che la propria attività non funziona e che forse a volte non si è in grado di farla funzionare….e quindi si chiude baracca e ci si mette a fare altri lavori altrettanto dignitosi ma magari più adatti…….fermo restando che arricchirsi con un locale live o meno conta poco….se sei bravo nel tuo lavoro è giusto che ti arricchisca…..credo che nessun musicista ti verrà mai a imputare il frutto del tuo lavoro e della tua bravura…..stà tutto nel modo in cui ci si pone….sono più propenso ad accettare una data in un locale in cui il gestore mantiene un profilo basso, che con tutta umiltà e onestà ammette che non può darmi più di tot ma che mi fà vedere il suo impegno nel venirmi incontro e nel darmi soddisfazione al di là del cachet piuttosto che andare in un locale dove il gestore sembra quasi che mi faccia un favore a farmi suonare e se non gli porto tot gente col cavolo che ti riprende….insomma le relazioni pubbliche non vanno fatte solo con la clientela ma anche con i musicisti…..e mettersi in testa che non è la band a portare gente nel tuo locale……sei tu il primo a doverti impegnare a portare gente nel tuo locale…perchè è nel tuo interesse avere pubblico e guadagnare soldi…..il musicista bella grazia che arriva al rimborso spese, figuariamoci se si deve pure mettere a fare pubblicità a tappeto per riempire il tuo locale per poi prendere un cachet del cavolo…..se dev’essere così allora ci si mette d’accordo e oltre al cachet da musicista dovresti pagare a parte un quota aggiuntiva come PR
3 novembre 2011 at 5:42 pm
bravissimo.
3 novembre 2011 at 6:10 pm
Giustissimo! Ho vissuto in prima persona tutto quello che hai descritto. La fatica, l’impegno e le spese che l’essere musicisti richiede non sono riconosciuti..tanto si divertono…è una vergogna!
3 novembre 2011 at 7:52 pm
forse non ci siamo capiti… questi articoli nascono perchè gestori e band non sono professionali.
non esiste che una band accetti di suonare senza sapere del compenso.
non esiste che una band continui a suonare in un locale anche se già stati fregati.
ma chi ve lo fa fare?
per prima cosa bisogna imparare ad essere “imprenditori di se stessi”, tutelatevi anche a costo di fare poche date, se invece prendete tutto quello che vi passa allora ci sta che capitino anche le situazioni poco trasparenti.
per quanto mi riguarda… io funziono bene e sono un riferimento LIVE della città in cui vivo… ed è bella grossa, il motivo? è lungo e complesso e sicuramente non lo scrivo qui per fare formazione gratuita ad altri gestori eheheh
detto questo… posso solo consigliare alle band di richiedere dei contratti/accordi scritti, un’impegno.
Poi ognuno libero di accettare o meno e fare ciò che più gli aggrada.
3 novembre 2011 at 8:14 pm
condivido al 100%. per fortuna è intervenuto un localaro che sa fare il proprio mestiere, e che ha trovato il modo per diventare un punto di riferimento. alleluja,.
4 novembre 2011 at 12:19 am
Oh gente calmatevi. Ho letto solo metà dei commenti secondo me si manca un punto fondamentale. Chi ha scritto questo articolo parla di diritti e doveri, beh io direi che è ora di parlare di libertà che mi sembra molto più appropriato.
I locali sono liberi di provare a fare serate senza pagare i gruppi, i gruppi sono liberi di decidere se suonare o meno e sopratutto IL PUBBLICO è libero di far quel che gli pare, e dare importanza o meno al “prodotto musicale”.
E se le tribute band vanno di più, se le serate con gruppi che portano amici vanno più delle serate costruite sulla qualità e la continuità…date la colpa al pubblico e non al gestore.
Che ha il sacrosanto diritti di pensare a portare a casa la pagnotta ed è libero di farlo come meglio crede, sta al tempo dargli ragione o meno; tutte queste pippe scritte qui le puoi riscrivere praticamente uguali dalla parte del gestore del locale e trovarti a scrivere articoli commiserativi su di loro (e ci sono commenti di gestori di locali qui, potete leggerli).
Il suonatore di strumenti ha diritto di chiedere dei soldi e il locale ha diritto di non darli in un legittimo rapporto di forze. Se il suonatore deve implorare lo spazio e pur di suonare scende a compromessi come suonare gratis, è libero di farlo; semplicemente ed evidentemente, non basta avere un gruppo per meritarsi la qualifica di “musicista” cioè persona che si merita di esser pagata per suonare.
Pensate invece a gruppi come i Cani. Secondo voi hanno di questi problemi? No eppure sono in giro da nemmeno un anno.
Chi li legittima è semplicemente il pubblico, che li cerca, e con questa semplicissima forza (che è PERFETTAMENTE DEMOCRATICA) se il locale non gli offre 1000 euro di cachet non vengono a suonare. Provate a farlo voi?
Siamo in un mondo libero, a legittimarvi è il riconoscimento del pubblico perchè è naturale che sia così.
Come se una persona si mettesse a comprare tela, pitture, un mega atelier e poi si mettesse a PRETENDERE di esser pagato solo perchè ha avuto delle spese e si è messo a imbrattare le tele con i pigmenti.
Puoi avere 10000 euro di strumentazione e suonare 10 anni ma se non offri qualcosa che alla gente piace abbastanza da permetterti di dire al gestore “no, io vengo solo per tot euro” non stare a lamentarti.
Ho già scritto più di quanto volessi spero che il messaggio sia chiaro.
10 novembre 2011 at 2:41 pm
Vaglielo a spiegare. Tanto continueranno ad urlare al “gestore cane”. Mi piace poi l’idea che va di moda oggi tra i “musicisti” dove “se c’è pubblico merito mio”, se non c’è “colpa del gestore il locale fa schifo”.
4 novembre 2011 at 12:24 am
E aggiungo a quelli che dicono che non deve essere il gruppo a portare gente, ma deve trovarselo al locale: secondo voi quando suonano gli U2 a san siro, la gente va perchè è san siro o perchè sono gli U2? Che la band debba trovarsi del pubblico a prescindere, oltre ad u ncachet, è un presupposto che agigunge ancor più ridicolo al tutto…
4 novembre 2011 at 1:25 am
questo ragionamento presupporrebbe però che l’organizzatore del concerto vada dagli U2 a chiedere “quante persone mi porti?”…e non è così che funziona…chi organizza (nello specifico, la casa discografica), si incarica di pubblicizzare l’evento, allestirlo adeguatamente ed occuparsi di tutta la parte economica della questione, e di certo non si inventa di dire alla band “vi pago meno (o non vi pago proprio)” se per caso la serata non va come previsto…la band (in questo caso, il concetto di band include tutto lo staff, compresi fonici, tecnici luci, etc etc…) è pagata per fare uno spettacolo, punto…il resto del lavoro, sta agli altri…esattamente come nei locali che funzionano, anche in realtà più grosse il meccanismo è sempre lo stesso…chi propone il prodotto (che è lo spettacolo della band), investe soldi in prospettiva di avere un rientro sotto forma di guadagno, e se ne prende tutti i rischi…solo che chi il proprio mestiere lo sa fare, difficilmente va in rosso…
4 novembre 2011 at 9:45 am
Già non ci deve andare, perchè gli U2 si programmano il tour quando esce un disco ad esempio, e sanno che dove vanno fan sold out. Non certo grazie al locale o al promoter. Per questo hanno potere contrattuale no? Se il promoter non li paga, a parte le denunce, quelli la volta dopo non ci vanno più.
Invece se un locale con il quale non hai contratto decide ti pagarti meno, tu cosa puoi fare, non ci torni più e dici alle bands di tuoi amici di non andarci più: beh il problema è che nello stato di cose attuale, i locali se ne fregano che la band non torni e gli faccia cattiva pubblicità.
“solo che chi il proprio mestiere lo sa fare, difficilmente va in rosso…
”
Vale anche per i gruppi questo, eppure voglio sapere quantirrientrano di tutte le spese nelle sale prova e di tutta lastrumentazione e la benzina. Questo fa del 90% delle bands delle persone che “non sanno fare un mestiere” ? O forse dimostra solo che quello non è un mestiere.
4 novembre 2011 at 4:20 pm
certo che la gente ci va perchè sono gli U2, ma questo perchè gli U2 a suo tempo hanno avuto modo di farsi conoscere e non certo portando gente tra amici e conoscenti, ma facendosi un seguito (come tanti altri gruppi famosi) con la loro musica suonando davanti a gente che certo non era lì perchè c’erano loro nello specifico, quando non erano ancora nessuno, ma perchè chi organizzava aveva un suo giro…all’inizio è così…se la gente la porti tu, ma il locale non ha una sua clientela, sarà sempre quella la gente che ti verrà a vedere (se va bene…), xkè solo quella è la gente che finora ti ha visto…e, per rispondere all’ultimo punto, dal mio punto di vista il fatto che il 90% delle band non sappia fare il proprio mestiere sembra un dato anche ottimistico…certo il musicista in Italia non verrà mai considerato un mestiere finchè il paese sarà abitato da capre ignoranti che chiedono a personaggi come Donato Begotti o Maxx Furian “cosa fai nella vita?”; “il musicista”; “ho capito, ma di lavoro che fai?”…come se chi va in tour con la pausini o irene grandi la mattina lavorasse lavorasse al supermarket e la sera facesse concerti…
18 novembre 2011 at 1:33 pm
“certo che la gente ci va perchè sono gli U2, ma questo perchè gli U2 a suo tempo hanno avuto modo di farsi conoscere”
e con questo, stiamo parlando del mondo moderno. Negli anni 60 in italia c’erano gruppi di cani peggiori di quelli che ci sono adesso che solo per avere in mano una chitarra attiravano folle. Perchè all’epoca
1 questi cani facevano musica “attuale” che alla gente interessava (capito, gruppi che pretendono di sfondare facendo hard rock anni 80 nel 2011?)
2 un live era un evento unico, pochi potevano permettersi di comprare uno strumento e non c’erano i video e le tabs su internet per insegnare a tutti come fare
parlando del presente, il palasharp l’alcatraz (per indicare i locali grossi di milano) ecc SI RIEMPIONO PER LA BAND, non in quanto tali.
I locali non hanno bisogno di aver un live per la clientela, anzi come detto è più una seccatura perchè anche il gruppo più figo di un dato genere al 90% dei potenziali frequentatori di un locale non solo non piacerà ma magarì li disturberà pure.
I pochi locali che hanno pubblico si fanno “pagare” la cosa. Hanno un potere di promuovere un gruppo tale che possono permettersi di pagare ancor meno dei locali che magari ti fan suonare perchè ne han bisogno: tanto sono pieni a prescindere dalla tua presenza o meno, basta che mettano un gruppo del genere giusto, e allora faran girare sempre le bands più economiche che son disposte per promuoversi a venire gratis.
18 novembre 2011 at 3:26 pm
*** (capito, gruppi che pretendono di sfondare facendo hard rock anni 80 nel 2011? ***
Forse non ti è ancora venuta l’idea che in italia quel tipo di musica non è MAI arrivato, e che tranne pochi addetti ai lavori che ha avuto il merito di crescere o, quantomeno, di prestare orecchio a tutto cio’ che NON veniva loro passato, il popolino non conosce ancora – anche grazie a te e a chi la pensa come te- john norum o malmsteen o uli john rooth…conoscono i metallica e i maiden non perche qsti siano necessarimente più bravi o perche’ li abbiano mai sentiti (i maiden magari lo sono o quantomeno si equiparano a loro, ma i metallica non credo proprio!) ma solo perche se li ritrovano pubblicizzati praticammente ovunque, anche sulle magliette nere dei ragazzini quindicenni che vogliono fare gli alternativi quando 2 anni prima portavano il grembiulino e la fila al lato. E non credo che in merito sia opportuno aggiungere altro.
E tu che critichi chi fa musica “del passato” (praticamente quindi critichi tutti coloro che hanno studiato qlks nella vita, e tra questi certamente non rientrano ligabue o vasco rossi), spiegami, come vuoi andare avanti se non per step?? di certo non è che 1 tenta di sfondare facendo una pallida imitazione di quel dato genere che ha gia’ dato, soprattutto non nell’accezione subdola in cui hai scritto tu le cose.
Se la gente riempie le arene di Vasco e non di Schenker è perchè non ha sufficiente preparazione ed educazione a carpirne le differenze…tradotta, più per ignoranza che per una questione di gusti veri e propri, dato che ritengo che un po’ in tutti i generi ci sia qlks di buono e qualcosa di negativo. E Ligabue e vasco, a confronto di Schenker e Norum, stanno a dir poco “a piedi”, come diciamo dalle mie parti. Te lo dice che uno ligabue lo ascoltava, si……………….ma a 19 anni!! poi uno dovrebbe crescere. ma forse in questo paese non è consentito, xke se a un profano lo bombardi con tiziano ferro e ligabue, fabri fibra e vasco rossi dalla mattina alla sera, e su tutte le radio: che diavolo pensi che ne sappia? ah, giusto: negli anni ’80 c’era the final countdown e sultans of swing, che ora ti ritrovi ai matrimoni tra gigi d’alessio e anna tatangelo….
che tristezza!!!
Commentiamo quest’altra inesattezza:
***** “questi cani facevano musica “attuale” che alla gente interessava” ***
In realtà è l’esatto opposto; era una cosa innovativa per l’epoca, per questo veniva seguita, e non perchè alla gente interessava “quello” che facevano ne’ “come” lo facevano. chi si poteva permettere una chtarra, all’epoca, soprattutto elettrica? anche su qst non c’è bisogno di andare oltre. per fortuna almeno questo vedo che l’hai scritto dopo.
per chiudere, c’è una cosa che forse non è chiara ancora a nessuno: se c’è 1 cosa che muove le platee, beh, qsta è LA FIGA.
30 ANNI FA LE TETTONE ANDAVANO AI CONCERTI PERCHE’ SBAVAVANO DIETRO ALLE ROCKSTAR SUDATE, ORA VANNO IN DISCOTECA A RIEMPIRSI DI MERDA; quindi QUANDO LA FIGA TORNERA’ NEI LOCALI, TORNERA’ DI MODA ANCHE IL LIVE. di questo potete starne certi, musicisti e localari.
18 novembre 2011 at 2:20 pm
ma è chiaro che i locali grossi come l’alcatraz si riempiono per la band e non in quanto tali, perchè per riempirsi devono utilizzare nomi di richiamo, e se stai nell’ordine del migliaio di persone per forza va così…ma quello è già uno step successivo…io parlo di locali più piccoli (che so, il midian pub di cremona), di capienza più limitata, che tramite una programmazione tematica coerente, una buona pubblicità e una fama acquisita per le ragioni di cui sopra riescono ad avere un buon giro di clientela e a incuriosire nuovi potenziali avventori con il risultato di poter tranquillamente fare musica dal vivo regolarmente, senza dover dipendere dai gruppi come nome di richiamo (in molti casi, non tutti, chiaramente) e, soprattutto, senza chiedere “quanta gente mi porti”, e pagando regolarmente i gruppi…certo non cifre da poterci mangiare, perchè si parla sempre di un genere che, rispetto a un vasco o un ligabue, in italia muove molti meno soldi però cmq l’attività c’è, ed è la serietà del locale che, se pubblicizza un live tributo agli iron maiden (per fare un esempio), garantisce che sarà un live di gente capace e non di quattro ragazzini diciassettenni che suonano da un anno a testa…poi per il discorso di musica inedita le cose stanno diversamente e sono d’accordo con te, questo perchè di fatto alla maggiorparte dei gruppi in circolazione mancano le idee veramente originali e molti vivono un certo tipo di musica in modo un po’ nostalgico e anacronistico…però questo rientra in un discorso differente credo…
4 novembre 2011 at 3:20 am
Sottoscrivo TUTTO e condivido pienamente…Gestisco un locale e faccio musica live da 4 anni…MAI chiesto a nessun artista quanta gente porti..Io dico sempre voi portate gli strumenti e io porto il pubblico.perche’ io faccio il mio lavoro di gestore e voi fate i musicisti.PUNTO ! Pero’ diciamo le cose come stanno VERAMENTE ! Io sono un professionista nel mio lavoro (piu’ di 20 anni di gestione di locali vari) e devo sottostare a TUTTE le leggi che mi vengono dettate dall’alto,leggi decibel,autorizzazioni vari,permessi,etc. Ma non ritengo giusto che debba fare almeno 200/300 euro di “nero” (non battere scontrini) perche’ non posso giustificare la spesa sostenuta per il gruppo che suona,visto che il 99% dei musicisti non puo’ fare una fattura di quello che percepisce per la serata e non parliamo neanche di ENPALS !!! Quindi cari ragazzi prima di puntare il dito facciamo un esame di coscenza VERO ! Vuoi suonare in un locale serio di PROFESSIONISTI ? Cerca di essere prima cosa TU un PROFESSIONISTA !!! E sopratutto mettiti in regola con TASSE,ENPALS,ETC….. E allora POI parliamo tra PROFESSIONISTI !!!
Il mio non e’ uno sfogo,per carita’…..Ma un “piccolo” problema di regole ed educazione civica sociale che tanti ARTISTI dimenticano con una certa facilita’….
E’ facile criticare gli altri senza MAI farsi un esame di coscenza….
Se siamo arrivati a questo punto la colpa e’ meta’ dei miei colleghi che pensano di fare musica live SOLO ed ESCLUSIVAMENTE per bussiness ma l’altra meta’ e di voi ARTISTI che vi proponete male e che pur di suonare andate in posti SCANDALOSI !!! Riflettete gente…riflettete….
4 novembre 2011 at 1:19 pm
Per fortuna c’è qualcuno che fa bene il suo lavoro.
Tu lavori da professionista e chiedi professionalità anche a chi viene a suonare nel tuo locale, è sacrosanto. La selezione sta anche in questo, chi è professionista suona, chi non lo è sta a casa.
18 novembre 2011 at 3:31 pm
sandro, sono d’accordissimo con te.
4 novembre 2011 at 10:03 am
Condivido ogni singola parola… al momento sono in pausa, ma ho fatto parte di vari gruppi in passato e lo scontro con i gestori è ciò che più lascia l’amaro in bocca. Vedere quanto, molti, siano disorganizzati e non pensino a creare qualcosa di buono è sconcertante…
4 novembre 2011 at 12:34 pm
mi sono letto bene l’articolo,condivido tutto quello che hai deto su PROGRAMMAZIONE E PROMOZIONE,poi però hai detto una marea di CAZZATE.premetto io sono un gestore di locale,x fortuna di successo,sono al mio 4 locale in 12 anni,e tutti hanno stra lavorato.
faccio live 3 sere a settimana,ho un palco 8×6 martin audio fonico sempre presente,e tutto quello che ci va dietro x fare un buon live.
il problema è che i costi sono altissimi,le band non costano 200€ tranne che fai i 4 ragazzini sfigati come li chiami tu.io ci ho provato in tutti i modi a fare musica propia,ma alla gente non gle ne frega un CAZZO.la gente vuole ancora volare, gianna gianna,vasco,ligabue e 883.questo è quello che dovete mettervi in testa,la gente vuole quello.io faccio questo di lavoro e perciò devo riempire il mio locale tutte le sere se voglio pagare l’affitto i dipendenti e cazzi e mazzi.la cultura musicale si deve insegnarla a scuola,non nei locali.li si va x divertirsi.
4 novembre 2011 at 1:05 pm
Prima di tutto stai tranquillo, io non ho detto una marea di cazzate, ho scritto come dovrebbe essere secondo me con tutte le valutazioni del caso. 200 euro se leggi, invece di interpretarlo a cazzo di cane, è indicato come pagamento minimo prendendo ad esempio un qualsiasi lavoro sottopagato e sfruttato in cui lavori 9 ore al giorno.
Tu pensi che nei locali si vada solo per divertirsi, ma questo è un tuo pensiero e della gente che viene nel tuo locale, non so in che modo hai presentato musica originale nel tuo locale, non so dove sta il tuo locale, non so quali band hai fatto suonare, quindi non posso controbattere perché le variabili sono molte. Credo solo che nei locali ci sia molta gente che va anche per scambiarsi opionioni, chiaccherare, organizzare qualcosa, bere, e magari anche ascoltare qualcosa di nuovo e interessante…
4 novembre 2011 at 1:29 pm
Penso che in questo articolo ci siano delle richieste un po’ inaccontentabili. Il discorso sulla programmazione non ha senso perchè la qualità è un parametro soggettivo, e quel tipo di gestione proposta non è detto porti poi un reale beneficio. Inoltre non è detto che tutte le persone ragionino come quella dell’esempio.
Il discorso della promozione parte da un concetto sbagliato: non è il lavoro del locale che sancisce l’affluenza di gente ad un concerto, piuttosto l’interesse che ha la gente per l’evento che si svolge quella sera nel locale. Se suoni da 6 anni in giro per la tua città, e ci sono sempre 4 gatti ai tuoi concerti, forse è arrivato il momento di affrontare la verità: la tua musica non interessa granchè, quindi il locale ci può fare ben poco. Se non fosse così, ci sarebbe un sacco di gente ai tuoi concerti. Mi vengono in mente ad esempio I Cani, la band indie di Roma che sta spopolando. Il ragazzo che c’è dietro al progetto era uno sconosciuto, poi ha messo i pezzi sul web e per una serie di fattori ha avuto successo. Al suo secondo concerto era già SOLD OUT. Alla gente interessa vedere i live dei cani, quindi ci va.. a prescindere dal locale.
Sul discorso del compenso mi accodo a quello che hanno detto i gestori di locali che sono intervenuti prima di me. Hanno anche loro dei costi e non è possibile dare tutti quei soldi a chiunque venga a suonare.
4 novembre 2011 at 2:13 pm
chiedo scusa ma non sono d’accordo. non so se lei suona o ha mai suonato “seriamente” nella vita, ma basta rifletterci su per comprendere che le cose non stanno come dice lei.
Al giorno d’oggi, tranne rarissimi casi in cui si è “sponsorizzati”, soprattutto in Italia, per arrivare (non credo affatto che in questo triste paese esista qlk1 che DAVVERO faccia il talent scout, e ciò a prescindere dai generi) non basta mettere 2 pezzi su youtube, manco se sei il fratello minore di malmsteen: limitandomi a parlare solo di cover (con i pezzi propri è ancora peggio!) oggi giorno non va bene nulla: il rock è di nicchia, xke fa bordello; il jazz è di nicchia, perchè è per pochi eletti; la musica classica ancora peggio, ed è “pallosa” e roba superata; il blues è sempre lo stesso giro, l’elettro e affini non è musica ma solo un insieme inscindibile di rumori artificiali, e così via nei ragionamenti comuni…quindi la questione qualitativa conta poco (sono i maestri di musica che suonano la classica, mica i ragazzini 15enni che imparano una pentatonica minore e fanno blues!!)
………..per me? conta ciò che ti insegnano ad ascoltare, e a capire. E visto che in Italia è tutto piatto e programmato, e ciò che si sente in radio è solo certa gentaglia di quart’ordine, a tutti i livelli, la gente si abitua a quello standard musicale, a quelle sonorità, a essere inquadrati in quel modo. i negramaro, vasco rossi e ligabue, tanto per non fare nomi, passano per Rockers o, come ho sentito dire, per Rockstar o Leggende del Rock….una vergogna impronunciabile, a mio modesto giudizio, al di là ci chi adora costoro.
Quanto al compenso, sto ancora aspettando 1 proposta equa da parte vostra; se non 50€ a persona (quota a dir poco RIDICOLA!), cui togliere le spese quanto, secondo voi, chi suona DECENTEMENTE avrebbe il diritto di chiedervi?
E per favore, piantatela con sta storia dei costi, come se li aveste solo voi; ognuno fa il suo lavoro, e se 300€-350€ a band non potete permettervela, non è che potete venire a dirlo a noi…anche noi abbiamo i nostri costi, e francamente, più che chiedere “quanta gente mi porti”, sarebbe il caso di chiedere: “con quale strumentazione hai intenzione di presentarti da me?”..perchè quando poi posto le foto su internet, vorrei farci una bella figura, quantomeno, da localaro.
scusate se mi sono dilungato.
4 novembre 2011 at 3:36 pm
Scusi ma credo che lei abbia una visione un po’ retrò della situazione musicale attuale.. la promozione tramite il web ed i social network è diventata cruciale, addirittura più importante dei concerti locali, perchè il web ti permette di raggiungere milioni di persone, ai concerti non ci viene nessuno ,se non ti conosce nessuno.
Sul discorso dei generi e della qualità, semplicemente lei confonde la tecnica con l’innovazione, che è la cosa importante, e se ce l’hai bastano davvero due video su youtube.
4 novembre 2011 at 4:12 pm
Mi permetta un appunto, lei crede che i pezzi, lo stile, la coesione tra gli elementi del gruppo, LE SODDISFAZIONI CHE FANNO SÌ CHE IL GRUPPO SUPERI LE ENORMI DIFFICOLTÀ DEL MESTIERE, vengano a casa o in sala prove? Il live è assolutamente fondamentale per crescere in ognuno di questi punti e in tanti altri, e il 95% delle band professioniste hanno certamente cominciato con i concerti. forse Steven Wilson è un’eccezione. Con questo voglio dire che Stevie wonder non entrerà a 20 anni nel tuo locale come suo primo live presentando i pezzi che Lo renderanno famoso, ma al massimo l’idea di quei pezzi.
4 novembre 2011 at 4:49 pm
Spero vivamente che lei sia più giovane di me e che faccia il suo mestiere da più tempo di quanto tempo fa io abbia preso per la prima volta la chitarra…ma temo di dubitarne. ad ogni modo, sono perfettamente a conoscenza e d’accordo con lei sul fatto che il web sia oggi importante, ed è proprio per questo che ho detto, come lei avrà senz’altro letto, che non ci sono talent scout seri in italia; questo significa che uno debba autoprodursi, eil web senz’altro può essere una delle modalità per farlo.
Dalla sua utlima frase, “confondere tecnica con l’innovazione”, ci sono 2 possibilità: o non sa di cosa parla, e mi auguro francamente che non sia così, anche perchè altrimenti stiamo parlando del nulla e sto solo perdendo tempo, o mi dovrebbe fare la cortesia di spiegarsi cosa intende per innovazione; genere?strumentazione? a me francamente sembra che gli strumenti degli anni 70-80 costino il doppio (se non di più)rispetto alle cinesate odierne; e che la gente va ancora in giro canticchiadndo “romagna mia romagna in fiore”, così, giusto a essere moderni. e sopra suoi colleghi hanno detto che quello che viene loro chiesto, quello gli si DEVE dare.
Forse è il caso di sottolinerare che parlavo di coverband, perchè, ripeto, per le band di inediti certamente il primo passo è farsi sentire sul web, ma solo il primo, perchè se sul web ci metti la tua brava registrazione fatta in cameretta e iperitoccata salvata in mp3 è un conto…ma io ho sempre e solo messo i pezzi live, con tutte le imperfezioni che c’erano, registrate anche in modo occasionale e senza ritoccare nulla. Il live serve ad acquisire la sicurezza, il carisma, il contatto col pubblico, a domare l’emozione,a farti affrontarele difficoltà che di votla in volta ti si presentano.
Ad ogni modo, e per farla “breve”, conosco gente con le palle, che studia da 20 anni al conservatorio, laureato in jazz e che suona in band con me, che sono un semplice non professionista ma solo un serio esecutore e un produttore di inediti che non ha varcato il confine, mettiamola così. e per loro la situazione non è migliore.
28 novembre 2011 at 1:55 am
bravo! pienamente daccordo! se il talento c’e'…si vede sempre…..e viene ripagato. Ma lo sapete quanti stronzetti si credono dei geni e peccano di presunzione?
28 novembre 2011 at 10:52 am
…e lei sa quanti localari si credono imprenditori e in realtà sono solo figli di papà? che crede che il talento si venda al mercato??? quello va sudato!
ps. lei dice che il talento viene ripagato? SEMPRE??? ma in che paese vive, mi scusi? o, magari, di che paese parla?? DELL’ITALIA?? MUAHAHAHAHAHAHAHAHAH,,,e i nostri talnti chi sarebbero? giusy ferreri? Marco carta?? tiziano ferro?? ahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahah
muhahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah
e mi viene a parlare di talenti??? ma per cortesia!!!!
4 novembre 2011 at 4:35 pm
come se chi fa successo fossero tutti innovatori della musica…se così fosse, le classifiche darebbero ragione a ben altre realtà…il punto non è innovare, il punto è azzeccare qualcosa che piaccia alla gente, anticiparne i gusti e mettersi in mostra nella giusta vetrina…il web è una vetrina a costo zero ma incredibilmente dispersiva e se non hai la giusta spinta (per youtube, ad esempio, è il numero di visualizzazioni, che di fatto costituisce un gatto che si morde la coda) a farti vedere non ci riesci…la qualità non è peraltro un parametro soggettivo…i gusti sono un parametro soggettivo, la qualità no, xkè se te vai fuori a sentire un gruppo e il cantante è stonato, o i volumi sono sballati, o qualcuno va fuori tempo, c***o si sente!che poi parte del pubblico non se ne accorga o decida di soprassedere, è un altro paio di maniche, ma la qualità è un parametro oggettivo…spezzo una lancia a favore del signor Steven Wilson, ringraziando che non sia nato in Italia perchè altrimenti ho dei dubbi che avrebbe potuto fare quello che ha fatto…
4 novembre 2011 at 2:19 pm
E’ bello leggere il vademecum del gestore che propone musica dal vivo. Sarebbe altrettanto interessante avere la possibilita’ di leggere quello del musicista che si propone nei locali in cui sa che rischia di non essere pagato se non porta gente e piange se cio’ si verifica sapendo che se e’ vero che ci sono bands di qualita’ e non, esistono gestori seri e meno seri, questo non puo’ certo essere uno scandalo se non lo e’ il primo caso, basterebbe semplicemente evitare i compromessi (tipo , ti pago se porti gente), invece non lo si fa e viene il sospetto che piangere faccia sempre bene, e nei casi migliori porta pure pubblicita’, considerato che i musicisti conoscono benissimo i gestori. Poi magari dalla stessa penna, a che ci siamo, potrebbe uscire anche un vademecum dell’avventore che va ad ascoltare un concerto in un locale magari quando gli viene sete si allontana qualche metro e prende la birra nell’immancabile localino accanto che non fa live, che non sostiene i costi del concerto e quindi si puo’ permettere di venderla un euro in meno. Poi e’ interessante l’esortazione a promuovere le bands che propongono inedito nei locali, ipotesi suggestiva ma che personalmente mi lascia perplesso per una semplice ragione: Considerato che una cover band media fa oltre 100 concertini l’anno nei locali della propria provincia e che puo’ contare su un numero inesauribile di brani da inserire in repertorio, come puo’ una band di musica autografa fare altrettanto senza annoiare gli avventori? Chi di voi andrebbe a vedere 100 concerti all’anno di Vasco Rossi o dei Radiohead? Non sarebbe meglio utilizzare le cover come “palestra” nei locali per misurare la qualita’ del livello musicale e il carisma esercitato sul pubblico continuando a lavorare sottotraccia nelle proprie produzioni e uscire direttamente rivolgendosi ad un pubblico piu’ numeroso quando ci si sente davvero pronti? Chiudo con un esempio che si verifica ca nella mia citta’: Gli Akkura (band che fa inedito, nota dalle mie parti) fanno si e no 3-4 concerti l’anno a Palermo, ma gia’ da adesso ogni volta che si avvicina una loro data spunta l’idiota di turno che esclama: “miii sempre loro suonano???”. Meditate…..
4 novembre 2011 at 3:59 pm
non sò voi ma io quà vedo solo commenti di gente che ha la coda di paglia…..non capisco le risposte di certi gestori che a detta loro “lavorano” bene e che quindi in realtà le cose scritte quì sopra manco dovrebbero averle fatte….non dovrebbero minimamente sentirsi attaccati e anzi, dovrebbero vergognarsi dei propri colleghi di altri locali che invece adottano certe politiche o certe scuole di pensiero….dando ragione ai musicisti….
e invece mi ritrovo gente che cerca di discolparsi anche se “lavora bene” e il proprio locale “non adotta certe politiche”
mah…..
chiaro che lo sfogo del ragazzo quì sù è derivato dal fatto che 3/4 almeno dei locali in circolazione fà queste politiche, sennò non ci sarebbe motivo di lamentarsi…..chi non attua queste politiche può sentirsi a posto con la coscienza e non rispondere nemmeno…..chi cerca di difendersi o di discolparsi sà già di avere la coscienza sporca
la libertà è una cosa strana: di solito finisce dove inizia quella di qualcun altro…..l’importante è capire dove sia questo limite….
4 novembre 2011 at 4:49 pm
Bo..a me sembra la solita guerra tra poveri….va anche bene sensibilizzare i gestori su aspetti che a volte non sono pienamente compresi, ma mi pare che si perda di vista il problema di fondo.
E non è sicuramente quello dei gestori incompetenti o disonesti, quelli ci sono sempre stati e sempre ci saranno, come ci saranno quelli competenti e disponibili (e sti poveri cristi prima o poi si stuferanno pure loro, di questo passo). I gestori caproni c’erano anche 15 anni fa, eppure si suonava in giro lo stesso e tanto, rispetto ad oggi.
Il discorso di fondo è che l’intera musica “suonata in analogico” è in crisi, e quella dal vivo, a livello amatoriale,. è solo una conseguenza.
Se oggi non esistono band da 15 milioni di dischi ad album, allora non esiste piu lo stesso pubblico che vuole vedere la gente che suona dal vivo…e quello che c è ad alto livello si ripercuote a catena sui livelli amatoriali. E’ sempre stato cosi per ogni cosa, lo sport, i film, perchè non dovrebbe esserlo la musica?
Se uno fosse un minimo obiettivo e smettesse per un attimo di considerarsi una rockstar per stato di diritto, capirebbe che persino nel ’68 l’esplosione di un certo tipo di musica era una diretta conseguenza dei cambiamenti esplosivi nella società, mai avuti prima.
Neanche Hendrix sarebbe mai esistito altrimenti, pur con tutto l’immenso talento che aveva.
Quindi è infantile ed inutile prendersela coi gestori, perchè se ci fosse tutto questo pubblico smanioso di musica dal vivo, si sarebbe tutti felici e contenti e non ci si romperebbe le palle a vicenda.
Poi, sul fatto che la musica è in crisi anche perchè negli ultimi decenni non si è fatto altro che trifolare i coglioni alla gente rimescolando le stesse vecchissime frittate da parte migliaia di gruppi e gruppetti totalmente privi di talento, non lo dice mai nessuno, ma anche qui, chi è obiettivo, sa che è la pura e semplice verità.
Quindi, rassegnarsi? no. Continuare a fare quello che ci appassiona, ossia suonare e ancora suonare. Questa è una selezione naturale inevitabile e vi dico che è inevitabile perchè c è troppa gente che suona da cani e pretende di avere un posto al sole, ci va un po di sano sfoltimento.
E comunque indirizzare le proprie energie su cose piu costruttive come migliorarsi, in attesa di tempi migliori, senza sfogare la propria frustrazione in queste crociate inutili.
Magari ogni tanto pensare, con un po’ di umiltà, che niente è dovuto e che non l ha detto per forza il dottore che dovete avere qualcuno che vi ascolti mentre venite pagati.
Parlo da musicista che suona nel circuito da 25 anni, pur riconoscendo che c è molta gente piu brava di me (ma molta anche meno). E va bene che la musica deve essere fatta bene, ma in primis per comunicare deve essere un divertimento per chi suona e per chi ascolta, e non una colata di bile verso i gestori come sembra stia diventando.
4 novembre 2011 at 6:11 pm
A questo proposito vi metto al corrente di un documentario che sto girando durante il mio tour.
In pratica facci parte del percorso che c’è da una tappa all’altra a piedi e faccio intervenire sulla questione “musica e legalità” i vari addetti ai lavori. propositivamente. gestori, artisti, legali, editori, etichette etc… se volete saperne di più
https://www.facebook.com/groups/190234904356002/
buone vibrazioni
carlo
4 novembre 2011 at 7:16 pm
non ho letto tutti i commenti perchè sono tantissimi, se nessuno l’ha ancora specificato lo faccio io, altrimenti lo ribadisco.
IMPORTANTISSIMO SIA PER I GESTORI SIA PER I MUSICISTI:
per i gestori è gia stato scritto qualcosa; create delle nicchie, non create confusione, suonate il genere “beta” allora supportate la scena “beta”, suonate il genere “alfa” allora supportate il genere alfa, è inutile fare i concerti sperando che ti venga a vedere gente interessata al tuo genere se non ti conosce neanche, non bastano 4 tracce caricate su myspace, due video su youtube e la pagina “mi piace” su Facebook, girate i concerti degli altri, conoscete piu gente possibile, create e supportate la vostra scena, nulla cade dal cielo, le botte di culo le han sempre gli altri! più gente girate piu gente conoscete, gente che fa le vostre stesse cose, voi siete interessati alle loro e loro alle vostre, tra loro sicuramente troverete qualcuno che gestisce le date dei concerti del vostro genere e vi aiuterà sicuramente a fare qualche data in più, magari con gente cazzuta!
voi gestori invece affidatevi ad agenzie serie per i concerti o a persone che ne sanno, che stanno nella scena al 100%
Si sta gia muovendo qualcosa, ci stiamo gia arrivando a certe cose! molto piu di prima, continuiamo nel modo giusto.
un buon musicista e un buon gestore trovano sempre il modo di venirsi incontro.
5 novembre 2011 at 1:14 am
mike..concordo pienamente con te.
4 novembre 2011 at 8:18 pm
Scusa Mike ma credo che le agenzie siano proprio la morte della musica in italia:
- non ne sanno una mazza di musica
- lucrano sul nulla (cachet che già il gestore fatic a adare e che comunque non permettono di far guadagnare davvero una band)
- danno importanza solo all’immagine
- sfruttano le band fino a che vanno, le fanno suonare ovunque 365 giorni l’anno, le inflazionano e poi una volta che iniziano a perdere seguito le buttano come un paio di vecchie scarpe…
sono i gestori che devono farsi una cultura e seguire i propri interessi,,,,senza usare mediatori o presunti tali
4 novembre 2011 at 9:08 pm
cari musicisti io posso chiedervi,come mai alcuni riempiono i locali, gli stadi.ecc,ecc!!!non credo sia merito dell’organizzatore ma non stiamo a cercare un colpevole x il floop, quello che veramente penso che un locale fatto bene ed io l’ho a dei costi che voi forse non vi rendete conto quanto siano alti.vogliamo un bellissimo locale ! bisogna lavorare assieme affinche questi locali meritevoli sopravvivano.il musicista non può pensare solo a se stesso!!! tanto il mio, lo guadagno lo stesso!un volta due poi ti ritrovi a suonare nelle metropolitane.Condivido quello che scrive Benny, le agenzie sono la causa di tutti i mali sono arroganti e pretendono tante cazzate x gli artisti esempio per un gruppo che mi ha suonato, erano in 5 mi hanno chiesto 5 camere singole !!!! posso capire l’artista ma non vi sembra na stronzata….vi dico perchè quando abbiamo avuto problemi di camere,e stato chiesto agli artisti se era un problema in camere doppie o triple,anno risposto no problem…..!!!!
5 novembre 2011 at 4:07 pm
il merito è del band e della promozione messe assieme…..fermo restando che prendere in esempio band che riempiono gli stadi mi pare stupido e ha poco senso…..quelle di grazia son già abbastanza famose da richiamare pubblico da ogni dove solo con il nome….ma anche li guarda caso si fanno manifesti, pubblicità e promozione…si usano i media a 360 gradi…..per avere il massimo risultato di affluenza…..sai la gente a volte và avvertita
quì si parla di locali e non di stadi e di band che cercano di farsi conoscere e di farsi pubblico…..e di accrescere la cosa sempre di più…..vuoi una band che tiri senza promozione? manco vasco ti riempie un locale se la gente non sà che ci suona
4 novembre 2011 at 11:16 pm
Condivido l’articolo, ma purtroppo è vero che molta colpa è del pubblico che non distingue una band capace da una con solo gli strumenti costosi.
Neanche m’avventuro nel discorso “cover”, non le suono da anni, ma faccio anche pochi concerti, è vero…
I “localari” potrebbero, se avessero un po’ di coraggio in più, creare le premesse per far nascere lo spazio per musica originale, per musica inusuale, per altra roba oltre alla centoventisettesima cover band di Ligabue.
Ma ho avuto discussioni molto accese e inutili con diversi locali della mia zona che mi avevano contattato per “far sentire meglio” la musica.
Spendono un botto di soldi sull’impianto, poi l’acustica fa schifo e l’isolamento inesistente gli crea problemi con i vigili.
Ma ogni volta, ripeto: ogni volta che ho presentato un preventivo di spesa ( solo il materiale necessario, senza alcun ricarico: una lista e l’indirizzo di dove andare a prender tutto…) per aggiustare l’acustica senza trasformare il locale in un deposito di materassi, ecco: la risposta è stata ” ma che sei matto? Mille euro di materiale?”.
E il pubblico, piano piano, irritato dal ronzio che gli rimane nell’orecchio fino al mattino dopo, comincia ad andare altrove…
E il fonico piazza l’ulteriore inutile equalizzatore per tentare di correggere quel Boooooooo! che si sente ogni volta che attaccano a suonare…
La vedo una missione persa, tranne forse l’idea ( molti interventi fa…) di creare degli spazi autogestiti per suonare roba originale, a turno, aiutandosi fra i musicisti.
Anche quella l’ho provata, per dieci anni: ho parlato con quattrocento musicisti della zona, dal pischello rockettaro al professionista affermato, per creare “qualcosa” da condividere e gestire assieme.
Tutti rigorosamente d’accordo, tutti entusiasti, tranne quando ( soprattutto i meno capaci…) hanno scoperto che nel progetto c’era questo o quello, con i quali “mai farò qualcosa, quello si crede d’essere chissà chi!”…
Ci ritento al di fuori dei locali, al mio studio: io ho il posto, chi ha idee me le presenta e si vede cosa farne…
5 novembre 2011 at 1:08 am
io sono di Pompei (NA), se sei della mia zona batti un colpo, che ci sono!
5 novembre 2011 at 9:48 am
Ciao Trafficcarte, io non sono piu’ da tempo un gestore, paro’ quando ho preso preventivi per insonorizzare il locale che avevo , nel 2003, si parlava di 70 euro al metro quadro, ovviamente non il calpestabile ma pareti e soffitto (scusa se spiego l’ovvio, ma cosi’ capiscono tutti). Adesso leggo che bastano 1000 euro e siccome ho molti amici tra i gestori della mia citta’ e moltissimi tra i musicisti vorrei sapewrne di piu’ se possibile, comprendendo che probabilmente hai scritto una cifra simbolica per rappresentare l’esempio… ma mi piacerebbe ugualmente approfondire il tema. Grazie anticipatamente.
7 novembre 2011 at 9:20 pm
@sorrentino: la cifra che ho scritto era per il solo materiale e per la zona palco ( piuttosto piccolo), con qualche trappola acustica nascosta dove dava meno fastidio.
Le misurazioni ( niente di particolarmente sofisticato, costerebbero una cifra…) le ho fatte al volo, con gente che entrava e usciva, e già così erano venute fuori le “pecche” più gravi, ma ancora devo vedere sia i 50€ per le tre ore di misurazioni ( quella si una cifra simbolica!!!) e soprattutto sapere cosa vogliono fare per rendere meno opprimente l’ascolto.
Loro, come molti “localari”, non si rendono conto che 8000W di impianto, al chiuso, tenuto a 3/4 del volume, ecco: non si rendono conto che è una follia, e un’idiozia, oltre che una delle cause principali del pessimo risultato d’ascolto.
Io non sono un ingegnere, solo un musicista che da molti anni si interessa ai problemi di acustica, e che negli anni ho imparato ( studiando e provando, e facendo montagne di errori…) a capire cosa può portare a migliorare l’acustica di un ambiente, non solo di un pub o di uno studio di registrazione. Tutto tenendo conto, soprattutto, la minor spesa possibile e l’impatto visivo meno impegnativo: ci vuole poco a risolvere i problemi acustici mettendo cinquanta TubeTraps…
Insonorizzare e tutt’altra cosa, e probabilmente i prezzi che t’hanno fatto sono corretti: per impedire al suono di “uscire” dal locale ci vuole molto “materiale”, sandwitch di lana di roccia, cartongesso, fibra di legno, fibra di cellulosa, piombo, sacchi di sabbia: la scelta è infinita, e la spesa può diventare proibitiva.
Ma se il problema dell’isolamento non è gravissimo ( con pochi centimetri di sandwitch di cartongesso e lana di roccia si ottengono risultati notevoli) allora conviene lavorare sulla “resa acustica” dell’ambiente, che permette di abbassare i volumi, di distribuire gli ascolti ( più casse piccole distribuite, con linee di ritardo adatte, sono meglio di un muro di cassettoni, no?)…
Ma non voglio invadere questo blog con un OT chilometrico, magari troviamo il modo di parlarne pubblicamente così da condividere idee e curiosità…
8 novembre 2011 at 4:12 am
sono anni che sostengo queste tesi con i gestori di locali più variegati. I miei complimenti più sinceri e la mia stima per il modo lineare e chiaro in cui le hai enunciate. sappi che in barba alle norme sul copyright stamperò questo scritto e lo porterò in giro per i locali quando andrò a chiedere di poter fare un concerto.
Ti ringrazio di cuore, come musicista e come amante della musica.
15 novembre 2011 at 5:47 pm
Parlo come ex musicista e attualmente gestore di locale con musica dal vivo, l’articolo rappresenta perfettamente il punto di vista che molti amici musicisti mi hanno portato e che anch’io all’epoca notai nel fare musica. Ci sono cose che effettivamente sono sbagliate nel sistema, gestori che si approfittano dei gruppi giovani e meno esperti, ma di contro ti puoi trovare a fare i conti con gente che si approfitta di te, gestore che lascia libero spazio alla creatività e alla voglia di suonare dei ragazzi. Io personalmente ho avuto non poche brutte esperienze con gruppi che approfittando della fiducia che riponevo in loro, prendendosi tutta la libertà di prendere tutte le consumazioni che volevano, il cachet, e anche pezzi del mio impianto, non facendosi più sentire per la restituzione, senza preoccuparsi del fatto che la serata fosse riuscita o meno.
Per rispondere alla questione: chi deve pubblicizzare cosa? sono del parere che è ovviamente compito del gestore farsi la sua pubblicità, come penso faccia (almeno io di certo), degli eventi e delle attività svolte nel locale, ma è anche compito del gruppo invitare almeno gli amici, se non i famigliari al concerto. I concerti vuoti non servono a nessuno, e non mi serve di certo pagare una band per fare intrattenimento alla gente che già verrebbe al mio locale. I concerti sono un momento di promozione per la band e per il locale, in cui entrambi si impegnano anche economicamente per far riuscire al meglio l’evento.
Per quello che riguarda i costi della strumentazione e dei corsi di musica…non penso nessuno voglia paragonare questi ai costi di apertura e gestione di un locale.
Le pecore nere sono ovunque, in entrambi i fronti, e purtroppo all’interno di un rapporto economico non si può di certo prescindere l’arte come ideale agli interessi e le speculazioni che ciascuno opera o vorrebbe operare.
16 novembre 2011 at 9:11 pm
[...] [...]
26 novembre 2011 at 12:51 pm
Non posso che congratularmi per il post, che condivido!
Grande!
4 dicembre 2011 at 2:47 pm
Lo trovo un articolo “dozzinale”. Da una parte ha la presunzione di voler intimare ai gestori di accollarsi il “rischio di impresa” delle band. Dall’ altra vorrebbe spiegare loto come si gestisce un locale. Mi domando: ma perchè tutte queste band cosi colte e preparate non si mettono insieme, aprono un locale e mostrano a tutti la via da seguire? Siamo tutti allenatori in Italia!
4 dicembre 2011 at 3:00 pm
Perché tu non ti metti a fare il musicista? che razza di discorso è Paolo?
Il problema principale che certi gestori “giocano” con la figura dei gruppi o dei musicisti, sottovalutandoli e sperando che risollevino le sorti dei loro spesso malandati locali. Se non ho i soldi per comprare una data di Vasco Rossi sicuramente non lo chiamo se poi a fine serata non ho i soldi per pagarlo. A prescindere che ci siano 10 o 100.000 persone. Il tuo “rischio d’impresa” non posso pagarlo io Paolo. Preferisco che non mi chiami che stare in ballo magari 12 ore e poi a fine serata sentirmi dire “ragazzi ho incassato 30 euro mi spiace”. Questo è inaccettabile. Non mi richiamerai a suonare la volta dopo, ma il concerto, la prestazione artistica devi in qualche maniera rispettarla. Che sia la cena pattuita o un assegno da 5.000 euro! Se ordini il pane, te lo mangi e non lo paghi sei da denunciare! I gestori pensano di essere giustificati da non so quale attenuante divina, come se fare il musicista o in generale lavorare con le arti sia un bonus… un di più… non è così…. e la tua risposta ne è la amara constatazione.
4 dicembre 2011 at 3:10 pm
…torno a ripetere: fior di musicisti, anche nomi non blasonatissimi qui in italia, vanno all’estero perchè vengono RISPETTATI come qualsiasi altro professionista di settore…sempre a patto che ci si COMPORTI da professionisti. non che l’etstero sia tutto sto paradiso e noi siamo lil solito schifo, ma mi chiedo: quando cambierà tale metnalità??
), come cosa.
quanto alla proposta di unirsi ai musicisti, l’ho fatto più e più volte. ma evidentemente non a tutti “suona” (è il caso di dirlo!
4 dicembre 2011 at 9:20 pm
[...] Infine oggi mi sono imbattuto in un post di questo blog. [...]
6 dicembre 2011 at 11:20 am
Io pure suonicchio. Però davvero se il locale ti trova la gente e ti paga magari vorrà qualcosa in cambio. Per cui le cose sono 2: o sei bravissimo e suoni nei locali fighi e pieni di gente e giustamente ti pagano, oppure non sei niente di che e non puoi pretendere che facciano suonare te (che pretendi solo) quando magari altri gruppi sono più bravi e potrebbero chiamare loro al posto tuo.
Voglio dire, perché il gestore dovrebbe pagarti se non porti tu un guadagno a lui, se non porti gente e se non sei nemmeno ‘sto fenomeno?
Poi il rispetto è importante: se uno deve pagarti e non lo fa – come in qualsiasi lavoro – va mandato a quel paese. Si ritroverà il locale senza musicisti e alla fine perderà anche la clientela. Peccato che molti gruppi pur di suonare suonano tranquillamente gratis… come pure il sottoscritto ^^.
Simone
6 dicembre 2011 at 11:22 am
Comunque se non sei una tribute band, almeno qui a Roma non suoni da nessuna parte. Gli spazi per i nuovi musicisti sono semplicemente assenti.
Simone
6 dicembre 2011 at 8:56 pm
spesso c’è troppa leggerezza, da entrambe le parti.
6 dicembre 2011 at 9:29 pm
I problemi da affrontare sono molti: il gestore di un locale vende birre e non necessariamente deve e vuole diffondere qualità (che troppo spesso coincide con scarsi guadagni). Hai un bel da dire ma una tribute band riempie piu’ facilmente un locale di un bravissimo e interessantissimo gruppo. Sull’aspetto economico le cose che tu dici sono sacrosante ma il mondo della musica, perlomeno a questo livello vive completamente nell’illegalità e questa non è certo la condizione ideale per immaginare chissà quale futuro.
Suonate in brutti posti, con brutti impianti, con un pubblico spesso disinteressato al vostro lavoro, scarsamente considerati e con una condizione economica pari a zero.
In virtu’ della promozione (cosi importante!!) molti di voi fanno chilometri su chilometri per far sentire il loro ultimo disco prodotto con pochi soldi e tanti sacrifici per poi ritrovarvi a suonare per pochi gatti che forse preferivano sentire i pezzi di Vasco.
15 aprile 2012 at 7:04 am
sono daccordissimo come ha citato l’amico all’inizio della pagina,fare musica,portare avanti un gruppo ci sono delle spese enormi che noi pur facendo concerti non arriviamo mai a coprire le spese dell’impianto perchè escono spese inpreviste tutti i giorni,vi faccio un piccolo esempio, cade accidentalmente un microfono SHURE SM 58 per terra e si rompe e già c’è il costo di 120 Euro,per non parlarne della spesa della benzina e della fatica fisica che ci si mette a movimentare tutta l’attrezzatura,una cassa musicale può pesare fino a 60 KG,e come dice l’amico ti fai minimo 6 o 7 ore per una serata compreso montaggio e smontaggio dell’attrezzatura, quindi quello che ti offre il locale sono circa 300 Euro per suonare 2 ore,poi un pranzo o cena e niente più spese che te non ammortizzerai mai comunque io e il mio gruppo siamo consapevoli di tutto ciò e quindi andremo avanti ugualmente a divertirci e a far divertire il PUBLICO ” SUONIAMO E CANTIAMO MUSICA POPOLARE SALENTINA DI PIZZICA “
20 maggio 2012 at 10:07 pm
Manca la cultura musicale in genere.I media mainstream ormai dirigono ad abituano alla mediocrita.Si pensa alla liberta dei gusti quando invece sono illusioni nel grande pubblico,le elite dirigono anche questo mondo.Essendo del nord la mia giovinezza e’passata nell’ultimo stadio di una “moda”chiamata Afro.Nei vecchi tempi nelle discoteche potevi sentire dal rock,al funk,elettronica,etnica,reagge ed era apprezzata questa varieta seppur mondi musicali diversi…ora le nuove generaz.non conoscono proprio la cultura musicale,spiego meglio.Ho sempre avuto una preferenza particolare per il funk,e come ogni amante/musicista se pur amatoriale sa..ogni genere e’fatto di tanti stili diversi.Se ora sento un pezzo del genere,pur non avendolo mai sentito,riconosco subito l’impronta,la qualita funk(non parlo di qualita tecnica sonora,ma della composizione vera e propria)tanta gente ora se non sente il pezzo famoso,non sa riconoscere la musica,non sa analizzare al volo la struttura per dire,”e’un buon rock ritmico con pennate funkeggianti e quelle percussioni aggiunte gli danno sapor etnico,oppure “questo inedito richiama il classico riff hard ma la batteria lo segue a cassa continua rendendolo un po dance…oppure”questo lento riprende arpeggi un po in stile psichedelia anni 60,ma quelle chitarre modernizzano il tutto suonando il distorto a pennata in stile grunge…insomma,la mia opinione non e’ che ci sia liberta di gusti,ora la gente segue questa moda,per natura.No ci hanno tutti progressivamente abituato alla mediocrita e superficialita alla VASCO/LIGABUE/PIERO PELU/CARTA/AMICI ultimo stampo(aahhh chi ricorda i vecchi litfiba?quelli rock ma anche etnici)Cosi per la musica,cosi per il resto nella societa.Come la comprensione dell’economia(non la finanza)totalmente allontanata dalle nuove generazioni,Buona vita